«Difendo le farmacie comunali Non fanno debiti e sono utili»

Gizzi (Assofarm): in Abruzzo sono 38 contro le 503 a gestione privata e portano soldi ai Comuni Cederle come vorrebbe Cottarelli? No, la Regione dia a noi la distribuzione diretta che si fa in ospedale
PESCARA. Le farmacie comunali andrebbero privatizzate. Lo pensa e lo scrive il commissario alla Revisione della spesa Carlo Cottarelli nella relazione sui bilanci delle società partecipate dagli enti locali. Secondo Cottarelli è ormai «ingiustificabile un ruolo pubblico» sulla vendita diretta delle medicine, settore dominato dalle farmacie private: 16.425 in Italia contro le 1.614 comunali (in Abruzzo le private sono 503, le comunali 38).
È proprio così? L’aquilano Venanzio Gizzi è il presidente nazionale di Assofarm, l’organismo che associa le farmacie comunali italiane, e segretario regionale della Confservizi Cispel, il sindacato delle aziende che gestiscono i servizi di pubblica utilità. Dopo la pubblicazione della relazione, Gizzi ha incontrato Cottarelli. «Al commissario abbiamo detto che il farmaco è un bene di prima necessità, qui non siamo di fronte a una vendita normale».
Presidente Gizzi, Cottarelli dice che bastano i privati.
«Ricordo che c’è una legge dello Stato la quale prevede che il pubblico possa prelevare il 50% delle nuove sedi farmaceutiche. E poi il Servizio sanitario nazionale è convenzionato con le farmacie: vendere le comunali è come dire che le strutture sanitarie pubbliche vengono dismesse e date ai privati».
Ai Comuni conviene tenerle?
«Le farmacie comunali non creano debiti. Abbiamo fatto un’indagine nazionale sul 50% delle strutture. Bene, danno ai Comuni 150 milioni di euro. Certo, ci sono farmacie in difficoltà, ma abbiamo messo in piedi piani di rientro molto seri».
Ma qualche Comune preferisce venderle.
«Qui la Corte dei conti deve fare attenzione, perché una volta la farmacia valeva due volte e mezzo il fatturato, adesso si vende a 0,60 a 0,70. Una farmacia che rende 1 milione, un gioiellino, viene venduta a 700mila euro e il Comune si priva di un servizio».
L’utente che vantaggi ha dalla farmacia comunale?
«Faccio un esempio: in Abruzzo abbiamo quattro capoluoghi di provincia: in due, Chieti e L’Aquila, abbiamo farmacie comunali, negli altri due no. Ebbene, c’è stato un periodo in cui i privati volevano passare all'indiretta (l’assistito paga i farmaci e poi si fa rimborsare dalla propria Asl, ndr.). Noi abbiamo detto di no, perché l’indiretta crea difficoltà soprattutto ai meno abbienti. Se però si fosse passati all’indiretta, i cittadini dell’Aquila e di Chieti sicuramente avrebbero conservato il servizio, quelli di Pescara e Teramo no. Ma c’è di più...
Dica.
«Prestissimo le farmacie comunali abruzzesi sperimenteranno una nuova visione del sistema farmaceutico: la tessera sanitaria non sarà solo un documento fiscale. Attraverso la tessera il farmacista potrà seguire e monitorare l’appropriatezza della cura e del farmaco. Questo significa risparmiare e aiutare il medico».
Funziona la distribuzione dei farmaci in Abruzzo?
«Abbiamo un problema con il ricorso da parte della Regione alla vendita diretta di particolari medicine nelle farmacie ospedaliere. Questo sistema manderà in crisi le farmacie. Noi siamo contrari».
La Regione risparmia.
«Certo, le case farmaceutiche vendono i farmaci agli ospedali con il 50% di sconto, ma se c'è risparmio in questa direzione, non sempre è così per l’assistito: quanto costa a un paziente di Ofena andare all’Aquila per comprare il suo farmaco? E se sta male che fa? Poi viene a mancare il rapporto di fiducia con il farmacista...».
Con la Regione ne ha parlato?
«Non ancora, chiederemo presto un incontro all’assessore Paolucci. Cercheremo di capire per quale motivo la Regione non può servirsi delle farmacie comunali per la distribuzione diretta di questi farmaci».
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