«Discriminate ma bisogna anche lottare»

15 Maggio 2016

Solo 30 in corsa contro 141 maschi. Nelli: «Siamo poco sostenute, ma il 5 giugno inviteremo al voto rosa»

PESCARA. Centoquarantuno i maschi, trenta le donne che si contenderanno la poltrona di sindaco in Abruzzo nella tornata elettorale amministrava del 5 giugno. Detto in soldoni, rappresenta una percentuale del 21%. Insomma, ben lontani da quel 40% di presenza femminile imposta recentemente dalla legge, relativamente ai consigli regionali (dove tra l'altro l'Abruzzo attualmente è tra i fanalini di coda con il suo 3,4% di donne nell'emiciclo aquilano (Marinella Sclocco e Sara Marcozzi) e dalla medesima quota stabilita dalla legge Delrio, la numero 56 del 2014, la quale precisa che «nelle giunte dei Comuni con oltre 3000 abitanti nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%. Con arrotondamento aritmetico».

In attesa dunque delle nuove giunte comunali, di questo e altro s'è parlato ieri, a Pescara, nel museo Vittoria Colonna, in occasione degli Stati generali delle donne d'Abruzzo (una sessantine le iscritte), con interventi, tra gli altri, della coordinatrice Rosaria Nelli, della senatrice Stefania Pezzopane, dell'ex senatrice Elena Marinucci, della presidente del Cpo, il comitato pari opportunità, Gemma Andreini, dell'assessore regionale Marinella Sclocco. Ma la bassa presenza delle donne in politica, è frutto di una sorta di discriminazione, oppure sono le donne stesse che si autoescludono? «Molto spesso gli uomini tendono a non favorire l'ingresso delle donne in politica», spiega Nelli, «e poi c'è il fatto che le donne devono fare i conti con l'aspetto sociale, il quale non facilita la presenza in un progetto politico. Tuttavia la manifestazione di oggi vuole promuovere la presenza della donna in politica», continua Nelli, «tant'è che attraverso questa rete degli Stati Generali, chiederemo, per le prossime elezioni amministrative, di votare donna, al di là delle appartenenze politiche, destra o sinistra che sia. Inoltre», aggiunge, «da un lato c'è una mancanza di supporto legislativo, e dall'altro la donna deve lottare per inserirsi. Le donne capaci ci sono, va detto, e sono anche tante e l'apporto che possono dare va dall'economia alle attività turistiche, per esempio, dove potrebbero arrivare nuove possibilità di lavoro. Poi c'è il settore imprenditoriale e sociale. Ma comunque, potremmo fare tutto», sottolinea infine Nelli, che tempo fa è stata anche insignita dal presidente della Repubblica col titolo di commendatore. Per Gemma Andreini, invece, il problema è che non si attivano quelle che sono chiamate «discriminazioni positive». Per la presidente del Cpo, pertanto, non si è messo ancora in moto quel «beneficio di un risultato auspicabile, come quello di una maggiore presenza delle donne. E diversi sono i fattori che hanno inciso su questo. Intanto», osserva Andreini, «occorrono tempo e denaro per fare politica: e sulla donna ricade molto lavoro e spesso non ha indipendenza economica. Poi ci sono anche ostacoli culturali. E dunque vanno superati alcuni stereotipi», prosegue. «Spero che le nuove generazioni siano diverse. Noi, comunque, stiamo organizzando una scuola di politica per le donne. Abbiamo già in mente come istituirla, con docenti che saranno maschi e femmine. Ci saranno anche lezioni di livello pratico-amministrativo, in quanto bisogna cominciare a capire anche che cos'è una delibera. E poi», conclude, «siamo contente che le nostre proposte siano state accolte per un progetto di legge regionale sulle pari opportunità». L'ex senatrice Elena Marinucci invita a guardarsi indietro e a notare il percorso compiuto. «Non dobbiamo lamentarci e dobbiamo ritenerci soddisfatte del tragitto fatto. Tenga presente», rimarca, «che sono solo due secoli che si è cominciati a rivendicare i diritti delle donne, a fronte dei millenni passati. E poi vorrei che si guardasse al numero delle donne che all'inizio del secolo erano presenti nelle istituzioni, comparandolo a quello di oggi».

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