Dolore cronico, nasce in Abruzzo la rete nazionale

23 Settembre 2015

L'imprenditore aquilano Alberto Leonardis presenta venerdì a Roma la Scuola di alta formazione intitolata al padre, che da febbraio preparerà 200 medici con tecnologie innovative e telemedicina

ROMA. Letteralmente «welfare» significa benessere, una parola che assume un significato ben più profondo quando viene usata come punto di arrivo della cura contro il dolore, sia cronico che occasionale. Per questo Alberto Leonardis, l’imprenditore abruzzese che ha finanziato il progetto di una Scuola, prima in Italia, per l’alta formazione di medici e infermieri terapisti del dolore, ha scelto di usare questa parola, welfare appunto, per individuare la creazione di una rete nazionale di cura del dolore cronico che prevede l’attivazione di 115 centri in tutte le regioni d’Italia entro il 2016.
«È un progetto sociale che diventa impresa - spiega Leonardis - e che punta ad offrire uno sbocco professionale ai medici, circa duecento per lo più italiani e dell’Est Europa, che a febbraio frequenteranno per sei mesi a Sulmona (L’Aquila) la prima Masterclass Europea sul Governo Clinico della Terapia con Farmaci della Classe Oppioide e Cannabinoide». E come la scuola di alta formazione sulla terapia del dolore è stata intitolata a Giovanni Leonardis, padre di Alberto nonchè medico recentemente scomparso precursore nello studio e nell’uso di questi farmaci che permettono alle persone di affrontare dignitosamente il dolore causato da vari tipi di malattie, così anche la società che agirà operativamente nei vari centri italiani porta il suo nome, "Giovanni Leonardis Welfare".

«L’idea è nata da semplici constatazioni di fatto - chiarisce l’imprenditore - visto che in Italia circa 13 milioni di persone soffrono di dolori di vario tipo, che non riguardano solo le malattie legate a tumori, e che le nuove frontiere della terapia del dolore possono contribuire ad ottenere una migliore qualità di vita. Visto che, nonostante il Parlamento abbia approvato all’unanimità una legge, la 38 del 2010, per garantire ad ogni cittadino le terapie necessarie, l’Italia è ancora molto indietro, ed esiste un reale deficit di risposta del sistema sanitario nazionale. Basti pensare alle liste di attesa in ogni regione legate alla richiesta di cura del dolore».

«L’impresa sociale che è nata da questo progetto - prosegue Leonardis - vuole offrire alla gente la possibilità di star meglio senza per questo creare nuovi locali, bensì andando ad occupare una stanza nelle cooperative sociali e nelle realtà della sanità privata convenzionata già esistenti sul territorio, dove si curerà il dolore attraverso un metodo all’avanguardia che godrà della garanzia di una struttura come la Fondazione Isal, l’Istituto di Scienze Algologiche di Rimini che da anni si occupa della ricerca scientifica e della formazione dei medici. In questo modo - conclude - gli operatori medici e infermieri che formerà la scuola di Sulmona potranno applicare le conoscenze acquisite che consistono anche in tecnologie innovative e nell’uso della telemedicina per la cura dei pazienti a distanza, cioè a domicilio». La Scuola abruzzese "Giovanni Leonardis" formerà medici, anche di base, sull’uso di farmaci che sono più efficaci e meno dannosi dei cosiddetti "Fans", cioè i classici antinfiammatori, in cui uso prolungato produce danni a carico dell’apparato digerente e al fegato, oltre ad aumentare il rischio di insufficienza renale e di complicazioni cardiovascolari. Secondo quanto riferisce Leonardis «è stato dimostrato, invece, che l’uso di farmaci oppioidi, cannabinoidi e derivati ha enormi potenzialità nella cura efficace del dolore cronico, alleviando le sofferenze di un grandissimo numero di persone al di là dei pregiudizi sedimentati». L'iniziativa di Leonardis verrà presentata venerdì 25 settembre, alle ore 10, nella sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato, in piazza della Minerva 38 a Roma.