Dopo 33 anni c’è il Piano cave «Nuovi impianti solo se...»

23 Gennaio 2016

Priorità all’utilizzo dei volumi già autorizzati a salvaguardia dell’ambiente Il sottosegretario Mazzocca: ora siamo a posto per almeno un decennio

PESCARA. «L'obbiettivo è conseguire, nel breve e medio periodo, un miglioramento del livello di sostenibilità ambientale ed economica dell'attività estrattiva, perseguendo il contenimento del consumo del territorio, la razionalizzazione delle metodologie di coltivazione, la qualificazione dei recuperi ambientali e la valorizzazione dei prodotti estratti». Così il sottosegretario regionale con delega al cave e torbiere Mario Mazzocca ha dato il benvenuto dopo 33 anni all’atteso Piano cave – il Prae, Piano regionale delle attività estrattive – , lo strumento cioé che fornisce un quadro di regole, in funzione dei vincoli di varia natura presenti sul territorio, sull’attività estrattiva. Per vederlo applicato però occorre aspettare ancora un po’, il tempo che superi la valutazione ambientale strategica (Vas) e sopravviva all'approvazione in consiglio regionale.

Per dare un’idea degli interesse che ruotano intorno al piano cave e i dirigenti del Servizio regionale e i responsabili di Abruzzo Sviluppo hanno snocciolato i numeri, sulla base del censimento svolto nel 2012 e aggiornato nel 2015: in Abruzzo sono attive 265 cave e 2 miniere, mentre i siti dismessi sono 489; le superfici autorizzate, fino al 2015, ammontano a 1.477 ettari (+4,45% rispetto al 2012) e i volumi autorizzati si attestano intorno ai 134 milioni di metri cubi. Il piano prevede prioritariamente l’utilizzo dei volumi già autorizzati (sono ancora disponibili 46.699.506 mc di materiali, pari al 34,6% dei volumi già autorizzati), il divieto di apertura di nuovi impianti generanti l’effetto cumulo nelle aree limitrofe alle cave esistenti, la preventiva verifica - in caso di apertura - della disponibilità di risorse di materiale di recupero (materiali da demolizione o altri scarti di lavorazioni idonei), l’obbligo di inserimento nei progetti di piani economico-finanziari e occupazionali credibili e sostenibili. «Questo strumento privilegia il completamento dei siti esistenti e in base alle proiezioni che abbiamo, con la situazione attuale, l'Abruzzo è a posto per i prossimi 5-10 anni», aggiunge Mazzocca sottolinenando come il principio dello sviluppo sostenibile abbia ispirato il piano: «Non ha infatti carattere di piano urbanistico in senso stretto, con aree e concessioni definite a priori. Altro aspetto importante è costituito dalla verifica in tempo reale dei risultati del piano mediante l'utilizzo di un software che consentirà di monitorare l'attività delle cave operative».