Dopo il piano ospedali c’è il nodo personale
La presentazione ai sindacati: no concentrazioni, ma professionalità distribuite Il 19 aprile incontro a Roma per il fine Commissariamento. E si riparla di Asl unica
PESCARA. Slitta al 31 marzo la presentazione al ministero della Salute del piano regionale di riordino della rete ospedaliera. Mentre è stato fissato al 19 aprile l’incontro con il governo, quando si aprirà la fase d’inizio dell’uscita del commissariamento della Regione, sempre per quanto riguarda la Sanità, pur rimanendo ancorati al piano di rientro, per il quale l’uscita sarà sancita solo quando i Lea, i livelli essenziali di assistenza, saranno garantiti per più anni consecutivi. Se n’è parlato presso l’assessorato regionale alla Sanità in occasione della presentazione ai sindacati del piano realizzato in base alle disposizioni del cosiddetto decreto Lorenzin e che ridisegna la mappa della Sanità in Abruzzo.
GLI OSPEDALI. Il piano che presenterà la Regione prevede 4 Dea-Hub (acronimo di Dipartimento di emergenza assistenziale) di primo livello, a Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo, altri 3 Dea a Lanciano, Vasto e Avezzano, 4 ospedali di base, con Pronto soccorso, a Giulianova, Sant’Omero, Atri e Sulmona, 2 ospedali di area disagiata, uno a Penne e un altro a Castel di Sangro, una sede distaccata di presidio ospedaliero a Ortona, più un centro di riabilitazione, a Popoli.
La precedente rete ospedaliera invece consisteva di altri centri, ora tagliati, come quelli di Gissi, Casoli, Atessa, Guardiagrele, Pescina e Tagliacozzo.
ASL UNICA. Nell’incontro, il secondo promosso dall'assessore regionale alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci con le organizzazioni di categoria del comparto sanità e associazioni civiche, si è parlato anche di Asl unica, la quale andrebbe a superare le attuali quattro aziende sanitarie locali.
Lo scopo sarebbe quello di contenere i costi di gestione, visto che è emerso, come ha sottolineato l’assessore ai sindacati, un esubero sia per la spesa farmaceutica sia per i beni e servizi.
Anche il personale medico e infermieristico della rete ospedaliera dovrà essere ridistribuito, senza per questo dover subire alcun taglio. In particolare, una categoria della quale si è parlato risulterebbe essere quella degli anestesisti, i quali dovranno essere spalmati sull’intera rete, evitando le concentrazioni in alcuni presidi.
I SINDACATI. Pur concordando generalmente sul piano di riordino della rete pubblica ospedaliera, i sindacati hanno sollevato, come nel caso di Roberto Campo segretario regionale della Uil, il problema relativo alla distinzione tra acuzie e cronicità. «Abbiamo sottoposto all’attenzione», rileva Campo, «una maggiore integrazione socio-sanitaria. Ossia», spiega il sindacalista, «abbiamo chiesto che la Regione garantisca la possibilità di distinguere i ricoveri per le urgenze dai trattamenti per le terapie di malattie croniche».
Walter Palumbo, medico di base e coordinatore dell’Isa, l’associazione intersindacale sanitaria abruzzese, ha chiesto che in Abruzzo venga recepito il decreto Zecchino-Bindi del 1992. «In esso», sottolinea, «è prevista l’istituzione di due aziende ospedaliere universitarie, nel nostro caso una per Chieti-Pescara e un’altra per L’Aquila-Teramo. Almeno se ne garantisca una», rimarca Palumbo.
ATESSA-GUARDIAGRELE. Il presidente della commissione di Vigilanza del consiglio regionale, Mauro Febbo (Forza Italia) ha preso spunto dalla presentazione del piano per ribadire come, malgrado le rassicurazioni dell’assessorato, esso sancisca le chiusure degli ospedali di Atessa e Guardiagrele. Per Paolucci, invece, «martedì prossimo si avvierà la riconversione del presidio di Guardiagrele, mentre ad Atessa il processo partirà più avanti, tenuto conto che avrà nel frattempo 20 posti letto di lungodegenza».
Vito de Luca
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