E al Tribunale dei minori fumata nera per Correa

Palazzo dei Marescialli rinvia in commissione il fascicolo sul trasferimento a Roma del magistrato
ROMA. E’ in lizza per guidare il Tribunale dei minori di Roma. Un ufficio importantissimo per il quale ha solo una concorrente diretta. Ma Vittoria Correa, che presiede all’Aquila lo stesso ufficio, con tutta probabilità resterà al suo posto. E l’ufficio nella Capitale sarà dunque aggiudicato ad un altro magistrato, Alida Montaldi che è a capo della sezione minori della Corte di appello di Roma.
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha infatti dato il suo concerto su entrambi i nominativi. Ma non ha fatto mistero di alcune circostanze degne della valutazione del Consiglio superiore della magistratura che è alle prese con la nomina. Di che si tratta? Di episodi non rilevanti dal punto di vista disciplinare. E nemmeno penale, a quanto pare. Ma tuttavia non trascurabili. Il Centro ha potuto visionare il fascicolo. Ed in particolare la lettera del Guardasigilli. Che si è espresso in termini assai chiari mettendo all’attenzione di Palazzo dei Marescialli un particolare, che forse risulterà decisivo. Nel dare il suo via libera alle due candidature «segnalo tuttavia a codesto consesso quanto riportato dalla Direzione generale dei Magistrati», ha scritto Orlando nel carteggio con il Csm datato 17 novembre. A cosa si riferisce? Alla definizione di un procedimento disciplinare a carico di Correa. Che si è concluso con esito positivo per il magistrato: il 6 luglio scorso, lo stesso Csm ha deciso il non luogo a procedere.
Ma, si ricorda nella missiva di Orlando, il Procuratore generale della Cassazione (titolare dell’azione disciplinare nei confronti delle toghe, ndr) ha «comunque stigmatizzato la condotta della dottoressa Correa, nella parte in cui questa ha sicuramente ricevuto regalìe di indubbio valore economico da parte di una coppia di genitori adottanti per i quali precedentemente aveva trattato il relativo procedimento civile». Quando era al Tribunale di Roma dove ha prestato servizio come giudice minorile dal 1987 fino al 2008, epoca della sua nomina a presidente del Tribunale dell’Aquila.
Per questo era partita anche un’indagine a Campobasso, finita nel 2014 con un’altra archiviazione. Fatti che però, al di là della loro irrilevanza per i profili investigativi, hanno lasciato traccia. «Analogo perplesso giudizio sul comportamento del magistrato, incline a ricevere regalie, e a vantarsene con terzi, dalle persone di cui in qualche modo aveva trattato i relativi procedimenti di adozione quale giudice minorile, si rinviene nella richiesta di archiviazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso», si legge ancora nella nota del ministero di via Arenula.
Eppure il magistrato vanta un’esperienza trentennale, quasi ininterrotta, come giudice minorile. Nella pratica istruita al Csm che sostiene la candidatura di Correa si ricordano poi «i brillanti risultati raggiunti nell’ufficio dell’Aquila. Dove - si legge ancora - ha assicurato una eccellente conduzione dello stesso, sebbene in una congiuntura storica contraddistinta da una situazione di eccezionale criticità». Nella stessa pratica è stato anche evidenziato un altro elemento a suo favore: «Il suo profilo dovrebbe prevalere anche in virtù della sua maggiore anzianità di servizio». In commissione incarichi, sempre a Palazzo dei Marescialli, la sua candidatura aveva ricevuto due voti contro i quattro assegnati all’altra aspirante all’incarico. Poi il caso è stato portato al plenum di ieri. Che dopo ampia e accesa discussione ha rinviato tutto in commissione per un supplemento di riflessione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

