E c’è un piano per unire le Bcc teramane

Al progetto dovrebbe partecipare anche la Fondazione Tercas con 20-30 milioni di euro
TERAMO. Ha un significato preciso e nasconde obiettivi ben più ambiziosi il silenzio della Fondazione Tercas sulla partecipazione all’aumento di capitale della banca Tercas. Il progetto è quello che la Fondazione diventi la base di una nuova esperienza bancaria territoriale che possa mettere insieme i piccoli istituti di credito cooperativo: della provincia: Banca di Teramo, Banca di Basciano, Banca di credito cooperativo Adriatico di Mosciano, Banca di Castiglione Messer Raimondo e Pianella e la nuova Banca del Vomano.
Alla regia politica di questa operazione c’è il parlamentare teramano del Nuovo centrodestra Paolo Tancredi, ed è egli stesso a confermare che su questo progetto, pur se futuribile nei tempi, un confronto c’è e il presidente dalla Fondazione Tercas Mario Nuzzo è il primo interlocutore economico. «Il problema della Fondazione va posto poiché pur non svolgendo attività bancaria resta una Fondazione patrimonializzata a cui dare uno sbocco», ha detto Tancredi. Il parlamentare non fa mistero del fatto che i 20 milioni di euro circa che la Fondazione inizialmente aveva intenzione di versare per partecipare all’aumento di capitale Tercas costituirebbero un 2-3% delle quote della banca, una parte marginalissima per il suo ruolo, ma c sono comunque una considerevole per la Fondazione che ha un patrimonio complessivo di 100 milioni di euro. «L’idea alternativa», spiega Tancredi, «potrebbe invece essere quella di far confluire questa cifra come base per un piccolo sistema di banche locali riunito in un unico Credito cooperativo e in cui la Fondazione possa tornare alle sue attività e a redistribuire utili sul territorio, cioè tornare alla sua vocazione iniziale. Certo, adesso questa operazione possiamo vederla come un esercizio intellettuale. Parliamo di futuribile dal momento che i passi per rendere concreta questa ipotesi sono tanti. A partire dalle trasformazioni statutarie degli istituti di credito cooperativo in società per azioni. Solo per questo passaggio servirebbero 3 o 4 anni; tuttavia penso che da teramani abbiamo piccole realtà che rappresentano belle esperienze bancarie che vanno salvaguardate e rilanciate».
Questa ipotesi sarebbe anche la via per il quale passerebbe la messa in sicurezza della Banca di Teramo? «La Banca di Teramo è già salva», afferma Tancredi. «Certo, l’istituto di viale Crucioli non ha certamente una vocazione al trading ma in un momento in cui il sistema del credito sta deperendo il Cda ha fatto tutto quella che era necessario per tutelare la sua esperienza. E anche le dimissioni del collegio sindacale sono state un gesto di maturità che risponde a quella stessa richiesta di rinnovamento che era stata in qualche modo sollecitata da Bankitalia. Rinnovamento che aveva già preceduto la composizione del nuovo Cda. Da teramani non dobbiamo dimenticare quello che è successo in Tercas e che, a cascata, ha colpito il sistema economico generale. Da teramani dobbiamo salvaguardare il nostro patrimono, dobbiamo ricordare che è un istituto che dà lavoro, produce lavoro e aiuta il territorio».
Marianna De Troia
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