E’ cambiata 150 volte restando sempre se stessa

22 Aprile 2016

Il 23 aprile 1946 nacque il rivoluzionario modello che mise l’Italia sulle due ruote Carrozzeria “autoportante” e cambio al manubrio per non lasciare mai la presa

PESCARA. La Vespa compie 70 anni. Più che un ciclomotore, un'icona di stile made in Italy che ha sedotto intere generazioni. Nasceva il 23 aprile 1946 e il suo cammino è stato travolgente.

L'avventura inizia durante l'estate del 1945. Enrico Piaggio, industriale costruttore di aeroplani da guerra in fase di riconversione, erede di Rinaldo fondatore dell'azienda di Pontedera, ha un'idea fissa: la realizzazione di uno scooter per rimettere in moto gli italiani del dopoguerra. Un primo prototipo ideato sul modello di un piccolo mezzo in dotazione dei paracadutisti americani, siglato Mp5 e denominato “Paperino”, a Piaggio non piacque. Così mandò a chiamare Corradino d'Ascanio. Poche parole con l'ingegnere, e un'idea precisa: «Voglio un mezzo economico e pratico che metta l'Italia su due ruote, ma non la solita motocicletta. Solo lei può affrontare il problema con mentalità del tutto nuova. Ha carta bianca, ma la cosa va fatta subito». D'Ascanio era il miglior progettista aeronautico della Piaggio, con le moto non aveva alcuna familiarità, non gli piacevano. Troppo scomode, complicate nei comandi e sporcavano per via della catena di trasmissione.

Si mise al lavoro con un piccolo gruppo di disegnatori e meccanici per realizzare uno scooter che conquistasse chi come lui non era mai salito su una motocicletta, come avrebbe raccontato in seguito in un articolo per la rivista della Piaggio, attingendo a piene mani dalla sua esperienza aeronautica. Ecco il suo segreto. La ruota davanti con il suo supporto è una derivazione della ruota anteriore degli aerei, di stile aeronautico sono la linea aerodinamica, la leggerezza e la robustezza allo stesso tempo, con la "carrozzeria autoportante" e lo scudo anteriore antipozzanghere; il motore dietro e coperto per proteggere il guidatore in un blocco unico con la ruota posteriore; per poter guidare senza togliere le mani dal manubrio mise il cambio con la frizione sulla manopola sinistra. Inventò la ruota di scorta, che avevano soltanto le automobili. Infine, la posizione di guida pensata per stare comodamente seduti anziché a cavalcioni, anche per le donne che indossavano le gonne. Progettò il motore da 98 centimetri cubici e la marmitta con il caratteristico ronzio che rendeva quello scooter inconfondibilmente silenzioso. In tre mesi presentò il prototipo, in codice "Mp6".

A Piaggio piacque subito e battezzò "Vespa" quella due ruote tutta nuova. La nascita ufficiale della Vespa è datata 23 aprile 1946, quando Enrico Piaggio deposita presso l'Ufficio centrale dei brevetti per invenzioni del ministero dell'Industria di Firenze, il brevetto per "motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica".

L'esordio pubblico il 20 settembre 1946 al prestigioso Circolo del Golf di Roma. Cinquanta gli esemplari prodotti nella prima serie, poi una seconda tirata di 2.484 scooter e nel corso del 1947 gli ordinativi mettono le ali.

Non fu difficile per gli italiani innamorarsi della Vespa: cambio facile, a tre marce, sul manubrio; freno posteriore a pedale, cilindrata modesta e prezzi ridotti, costava 68 mila lire e con un litro di miscela si potevano per correre 40 chilometri. Nel 1948 esce la Vespa 125, modello potenziato che subito si afferma.

Lo scooter di d'Ascanio inaugura un'epoca, il blasonato britannico "Times" non risparmia elogi ("un prodotto tutto italiano come non se ne vedevano dai tempi della biga dell'antica Roma"), sulle strade fa colore e novità, motorizza la famiglia con la moglie sul sellino e il bambino in piedi davanti sul pianale; la silhouette morbida e le comodità conquistano le donne, piace ai giovani e diventa un modello da imitare.

Nel corso degli anni quasi niente è cambiato nel profilo originario dello scooter di d'Ascanio, e grazie al fatto di essere rimasta sempre se stessa l'immagine della Vespa arriva intatta fino ai nostri giorni. Prodotta in oltre 150 versioni, ne sono stati venduti 18 milioni di esemplari nel mondo.

Per un altro aspetto la Vespa deve parte della propria fortuna a testimonial eccezionali, la linea inconfondibile è stata immortalata in decine di film: Nanni Moretti in "Caro diario" ci attraversa le strade deserte di un ferragosto romano, in "The interpreter" di Sidney Pollak la misteriosa Nicole Kidman sfreccia tra i grattacieli di New York a bordo di una Vespa gialla. Il più celebre di tutti il film di Wiliam Wyler "Vacanze romane" con Audrey Hepburn e Gregory Peck. Vanno in Vespa i paparazzi della "Dolce vita" di Federico Fellini e molti registi del neorealismo italiano danno allo scooter un posto di prima fila nelle loro pellicole. Così un “esercito” di divi di Hollywood da John Wayne a George Clooney, che nel thriller "The american" girato nell'Abruzzo aquilano dopo il terremoto del 2009, la guida zigzagando per le strette viuzze in pietra del borgo di Castel del Monte.(s.m.)

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