E continua l’emorragia dalle aree interne
In 10 anni persi 5mila abitanti. A Trivento le risposte su come arginare lo spopolamento in Abruzzo e Molise
È successo che nell’ultimo decennio siano andati via da qui cinquemila residenti, quelli di “ieri”; e se questo trend non sarà interrotto, tra dieci anni, nel 2014, altri cinquemila residenti, quelli di “oggi”, saranno spariti da queste terre incontaminate, dal paesaggio mozzafiato, dai cibi genuini, eppure rimaste senza servizi. È possibile un’inversione di rotta? Una riposta c’è ed è racchiusa in otto parole: “Rompere gli schemi per creare il nostro futuro”. È questo il tema del rapporto realizzato dalla Caritas diocesana di Trivento i cui dati e, soprattutto, le cui conclusioni vengono presentati oggi, alle 17, ai presidenti delle Regioni Abruzzo e Molise, Luciano D’Alfonso e Paolo Di Laura Frattura, proprio a Trivento, nei locali del Centro sociale di via Colle San Giovanni, in un incontro-dibattito moderato dal giornalista Tarcisio Tarquini. I due autori della ricerca, Michele Fuscoletti e Roberto Mannai, illustreranno la loro ricerca spiegando i motivi che li hanno spinti a utilizzare per il loro studio il sottotitolo “Analisi, ragionamenti, proposte per la rinascita del territorio della diocesi di Trivento”. Il volume fa parte della collana “Quaderni della solidarietà” edita dalla “Scuola di formazione all’impegno sociale e politico Paolo Borsellino” della Caritas di qui. Si tratta di un dossier sulla situazione demografica, economica e sociale dei quaranta Comuni ricadenti nella diocesi ramificata in tre province: Campobasso, Isernia e Chieti.
Dati da rabbrividire. Il territorio della diocesi è tutto montuoso: si passa dai 511 metri di altitudine di Fossalto (Campobasso) ai 1.421 di Capracotta (Isernia). Una zona caratterizzata da inverni lunghi e rigidi e che conta 40 Comuni di tre province: Chieti (9 paesi), Isernia (19) e Campobasso (12); 54 parrocchie, di cui 14 nella forania di Trivento, quella alla quale appartengono i 9 centri del Chietino. I comuni più grandi sono tutti molisani: Agnone (5.156 abitanti), Trivento (4.812) e Frosolone (3.189). La diocesi oggi conta poco più 38mila abitanti: dieci anni fa erano 43 mila. Dunque, nell’ultimo decennio il comprensorio ha perso circa 5mila residenti, l’11,3% dal 2003. Di questi la maggior parte ha abbandonato Agnone (-596 abitanti), Trivento (-434), Schiavi di Abruzzo (-412). Il saldo tra nascite e decessi è negativo ad ogni rilevazione: il centro meno prolifico è Castelverrino (Isernia) con un solo nato nell’ultimo decennio della rilevazione e poi Schiavi di Abruzzo, Pietrabbondante (Isernia)) e Pietracupa (Campobasso) con tassi medi inferiori a 3. È Roio del Sangro il paese che vive di più lo spopolamento con una perdita del 3,8%. In prospettiva il dato è ancora più preoccupante: secondo le stime, la diocesi tra dieci anni avrà una popolazione di 34.676 abitanti, e la comunità più piccola, Roio appunto, appena 67 residenti. Sempre a Roio lo studio evidenzia come non sia stato celebrato un matrimonio dal 2004 al 2013.
Che cosa fare? «Le nostre terre», sostiene don Alberto Conti, responsabile della Caritas diocesana, «sono una periferia territoriale e sociale, nella quale sono assenti tutti i presìdi che assicurano la prospettiva di una vita dignitosa. Il ridimensionamento dell’ospedale di Agnone, che prelude forse alla sua definitiva chiusura; la cancellazione delle piccole scuole di montagna, la cui funzione è molto più importante di quanto molti, superficialmente, siano disposti ad ammettere; la viabilità sempre più disastrosa», continua don Alberto, «che rende difficile perfino gli incontri e il dialogo tra persone e comunità; la carenza o l’assenza di una connessione internet adeguata, l’annullamento, un pezzo dopo l’altro, della struttura dei servizi pubblici come le caserme dei carabinieri o le Poste: sono tutti segni», sottolinea don Alberto, «di una periferizzazione di queste terre. La periferia è ciò che si allontana dal centro non solo territorialmente ma anche socialmente, economicamente, culturalmente: è il sintomo di un degrado che bisogna fermare. In che modo? Rompendo gli schemi: come ci insegna papa Francesco, non bisogna arrendersi al conformismo che pretende di dare un costo e un prezzo a tutto». La politica è avvertita.
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