E dalle preiscrizioni mancano all’appello duemila studenti

L’AQUILA. Il prossimo settembre seduti sui banchi delle scuole abruzzesi esiste il rischio che ci siano duemila studenti in meno rispetto all'anno scolastico appena concluso. È il quadro che emerge...
L’AQUILA. Il prossimo settembre seduti sui banchi delle scuole abruzzesi esiste il rischio che ci siano duemila studenti in meno rispetto all'anno scolastico appena concluso. È il quadro che emerge dai dati delle preiscrizioni. Dai 177.914 alunni iscritti nell'anno scolastico 2015/16, infatti, si passa ai 175.997 preiscritti per il prossimo. Un dato che, se confermato a settembre, può tradursi in una vera emorragia di studenti. Il primo campanello d'allarme è scattato già a febbraio scorso quando gli alunni sono scesi a 177.622, con una perdita di circa 300 unità. Niente, tuttavia, poteva far presagire l'ulteriore calo dei mesi successivi. A perdere, in particolare, è la provincia di Pescara che passa da 46.638 a 45.813. Chieti, invece, avrà in totale 52.428, contro i 53.030 dell'anno precedente. Reggono meglio Teramo (da 40.738 alunni a 40.625) e inaspettatamente L'Aquila, che dopo il terremoto era candidata a una drastica diminuzione dell'utenza e che invece perde in totale meno di 400 alunni: da 37.508 a 37.131.
«La diminuzione rispetto al 2008/2009 è drammatica», commenta Cinzia Angrilli, segretario regionale della Flc-Cgil. «Il fenomeno per l'anno scolastico 2015/16 ha riguardato soprattutto la dispersione e l'abbandono nella secondaria di secondo grado. Nelle iscrizioni 2016/2017 è prevalente invece la diminuzione delle iscrizioni nella scuola dell'infanzia, le cui cause possono essere ricercate soprattutto nelle situazioni di povertà e nel calo della natalità, ma anche nella secondaria di secondo grado. Quest'ultimo dato è da riferirsi ai fenomeni di abbandono, ma anche in questo caso alle difficoltà economiche delle famiglie che spesso non sanno far fronte alle esigenze dei figli».
La situazione complessiva è talmente preoccupante, secondo il sindacato, «che non è più rinviabile un esame attento scuola per scuola, classe per classe». «Bisogna leggere tutti i dati e capire dove incide la denatalità, dove la dispersione, dove l'abbandono e a quali ragioni questi fenomeni sono collegati: disagio sociale, povertà, emigrazioni, presenza di stranieri e nomadi», conclude la Angrilli: «Occorre anche comprendere se vi sono ragioni collegate alla gestione della scuola e alla responsabilità dei dirigenti. Tutto ciò andrebbe anche collegato ai progetti di contrasto alla dispersione che sono stati messi in campo con risorse europee e che non sono mai stati oggetto di valutazione o di rendicontazione sociale».
Michela Corridore
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