E in Adriatico c’è una balenottera...

16 Ottobre 2014

Il Centro Studi Cetacei identifica la specie avvistata e filmata al largo di Vasto

PESCARA. Dopo capodogli e delfini in Adriatico è il tempo delle balenottere. E quello ripreso con una telecamera nei giorni scorsi dall’Associazione di subaquei di Lanciano a 9 miglia al largo di Vasto, è il primo esemplare avvistato dopo 15 anni nel nostro “mare chiuso”.

Un evento raro al quale, a quanto pare, dovremo abituarci sempre più spesso con il passare del tempo.

A distinguere la balenottera e a svelare così quella sorta di “giallo” che si era creato attorno alle immagini dell’associazione Orsa Maggiore sub diffuse su youtube e sul sito del Centro (www.ilcentro.it) è Valerio Manfrini, biologo e segretario del Centro Studi Cetacei Onlus di Pescara presieduto da Vincenzo Olivieri. Era stato detto a prima vista che si trattava di una Megattera, forse di un capodoglio, della stessa specie in questo caso, dei cetacei che sono spiaggiati un mese fa a Vasto. Invece Manfrini cancella i dubbi e dice che si tratta di una balenottera comune, in genere lunga una ventina di metri (max 24), e che comunque al contrario del nome che porta, non dovrebbe essere così comune in Adriatico. «Nel Mediterraneo esiste la balenottera comune stanziale, ma di certo non dovrebbe arrivare in Adriatico, un mare che come abbiamo visto per i casi di spiaggiamento, può rivelarsi fatale».

Per quale motivo una balenottera che tradizionalmente associamo a ben altri mari, si trova davanti alla nostra costa? «Sono fenomeni dovuti alla tropicalizzazione e alla meridionalizzazione dei mari associati quindi al rialzo delle temperatore e agli spostamenti degli animali di questa specie, fenomeni che, per carità, da un punto di vista biologico non vanno assolutamente bene e che comunque risentono sempre della mano dell’uomo nel mare».

La balenottera, oltre ad essere molto più grande dei capodogli, è distinguibile dalla forma delle pinne; è una specie pelagica che va in grandi profondità e si ciba di plancton, esseri minuscoli che fluttuano fra le correnti marine. «Può darsi che la balenottera in questione abbia risalito l’Adriatico per sfruttare le risorse ittiche e quindi nuove fonti trofiche per cibarsi, così come può essere che si tratta di un esemplare giovane e quindi inesperto di fondali, correnti », riflette il biologo commentando le immagini.

E che cosa non si deve fare quando si incontra in mare un “gigante” del genere? «Non si deve mai incrociare la sua rotta, mai tagliargli la strada, è restare ad almeno trecento metri di distanza. Non è pericolosa ma è meglio non urtarla e stare attenti al suo dorso». A futura memoria.(a.mo.)

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