E l’Acea dovrà pagare 3,7 milioni a 60 Comuni

8 Novembre 2016

PESCARA. L’Acea, il primo operatore nazionale nel settore idrico, dovrà pagare ai 60 comuni del bacino del Sangro 3,7 milioni di sopracanoni per l’utilizzo delle acque per la produzione di energia...

PESCARA. L’Acea, il primo operatore nazionale nel settore idrico, dovrà pagare ai 60 comuni del bacino del Sangro 3,7 milioni di sopracanoni per l’utilizzo delle acque per la produzione di energia elettrica.

Lo stabilisce l’ordinanza del 25 ottobre scorso emessa dal Tribunale regionale delle acque di Roma, competente per l'Abruzzo. Il tribunale ha respinto il ricorso dell'Acea contro la richiesta - formulata dalla Regione Abruzzo nell'aprile scorso - di versare la somma richiesta per il pagamento dei canoni riferiti agli anni dal 2013 al 2016 derivanti dall'impianto idroelettrico di Sant'Angelo, situato nel territorio di Altino, di cui la società è concessionaria. I Comuni interessati - 49 abruzzesi, 10 molisani e uno laziale (a destra la tabella con l’elenco integrale) - il 27 febbraio scorso avevano chiesto e ottenuto un incontro con il presidente Luciano D'Alfonso per illustrargli la vicenda, che nasce dall'approvazione della legge 228 del 2012. La norma stabilisce che i sovracanoni «sono estesi con decorrenza dal 1° gennaio 2013 a tutti gli impianti di produzione di energia idroelettrica superiori a 220 kw di potenza nominale media, le cui opere di presa ricadano in tutto o in parte nei territori dei comuni compresi in un bacino imbrifero montano già delimitato». Il 14 aprile scorso l'Avvocatura regionale ha specificato che la legge è applicabile al bacino Sangro e ha dato il via alla richiesta di corresponsione dei canoni. Il servizio Gestione e qualità delle acque della Regione ha quindi inviato all'Acea la diffida per il pagamento di quanto dovuto per le annualità 2013 (910.841euro), 2014 (941.822 euro), 2015 (941.822 euro) e 2016 (942.751 euro), per un totale di 3.737.238 euro.

«Sono soddisfatto per l'ordinanza del Tribunale» ha commentato il governatore D'Alfonso. «Ho accolto con attenzione l'appello che è giunto dalla comunità interessata da questa vicenda, una comunità che non è quella di Fontamara e che quindi reclama quanto le è dovuto secondo un preciso e puntuale dettato di legge. Chi utilizza le nostre risorse naturali deve partecipare alla promozione del progresso economico e sociale delle popolazioni presso le quali si serve».

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