Ecco il negozio temporaneo che “insegue” il consumatore

5 Giugno 2015

Si diffonde la formula attraverso cui si vuole intercettare la domanda del momento e piazzare merce Ma i rivenditori tradizionali sono diffidenti e Confcommercio si prepara a “mettere dei paletti”

L’AQUILA. Basta andare sul sito www.impresainungiorno.gov.it, seguire la procedura informatica di “Impresa in un giorno” e il gioco è fatto: hai il tuo “negozio di vicinato”, quello che rientra nei 250 metri quadrati di estensione (altrimenti diventa grande distribuzione).

Con la liberalizzazione del commercio avviata con la legge Bersani chiunque abbia a disposizione un locale adibito alla vendita e una partita iva può aprire un’attività commerciale, anche un cosiddetto temporary store. Che non è altro che un “negozio di vicinato” in cui si può vendere qualsiasi tipo di merce “a tempo”.

E’ la formula sempre più diffusa, molto nel Lazio e in alcune regioni del Sud e, di recente, con l’Expo di Milano a fare da attrattore, anche al Nord. Ad avere un trend meno penetrante di questa formula di store è l’Abruzzo, dove sono apparsi all’Aquila, ad Avezzano ( spesso dal Napoletano), a Sambuceto, a Chieti e a Pescara.

Una formula di commercio che cerca di arginare la crisi, fino a diventare in alcuni casi un modo per testare la forza della propria idea imprenditoriale, o per mettere sul mercato le eccedenze di magazzino di capi d’abbigliamento firmati o prodotti alimentari o di vintage. Prima di aprire un negozio per via definitiva, infatti, sempre più brand aprono un locale temporaneo, per fare subito un facile fatturato, o per verificare se funziona: se dopo il periodo di apertura le cose non vanno, la perdita economica sarà limitata. E se le cose funzionano, possono diventare definitivi.

Ma i temporary store, che sono difficilmente rintracciabili proprio per la loro natura temporanea sono guardati “a vista” dai commercianti tradizionali che si sentono messi in pericolo. “Concorrenza sleale”, sostengono in molti; “Formule che viziano il mercato”, dicono altri.

Anche le associazioni di categoria li osservano con sospetto. La Confcommercio regionale, ad esempio, si prepara a “mettere dei paletti” anche a queste attività oltre che a regolamentare la grande distribuzione, in occasione della riforma del piano regionale del commercio in corso alla Regione, come spiega il presidente della Confcommercio imprese per l'Italia Roberto Donatelli: «Non è aprendo un numero maggiore di grandi magazzini e temporary store che si vende di più».

La preoccupazione principale dei commercianti è che i temporary store aprano in concomitanza con la stagione dei saldi, facendo “concorrenza non proprio corretta”. Ma quello dei temporary store in Abruzzo non è ancora un fenomeno dilagante come nel Lazio. A sostenerlo è il direttore della Confcommercio Celso Cioni, «anche se», precisa, «bisogna mettere in campo normative più rigide per evitare che si vengano a creare delle zone grigie».

La soluzione del negozio a tempo è ideale anche per abbattere i costi di gestione: costa poco il personale, le tasse e l’affitto sono per pochi mesi, fino all’allestimento della vetrina. Gli adempimenti burocratici, invece, sono gli stessi necessari che occorrono per avviare un negozio tradizionale.

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