Ecco il Parco teatino, piccolo ma “ricco”

1 Maggio 2015

Il Commissario ha chiuso il lavoro sulla perimetrazione da Ortona a San Salvo: 10 comuni, aree protette e nuove nomine

PESCARA. Non ci sono Francavilla e Lanciano, ma ci sono i comuni di Pollutri e Villa Alfonsina, con le loro aree protette, nella proposta del piano di perimetrazione del Parco della Costa teatina che il commissario Pino De Dominicis si appresta a consegnare alla Presidenza del consiglio dei ministri. Sarà un Parco più piccolo rispetto alle previsioni (10.400 ettari di superficie anziché gli iniziali 24.000) che avrà uno sviluppo continuo e interesserà complessivamente dieci comuni, da Ortona (Val di Foro) a San Salvo, passando per San Vito, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Pollutri e Villa Alfonsina.

«È stato un percorso non sempre facile e lineare ma finalmente posso dire di aver concluso un lavoro che porterà, dopo 15 anni, alla costituzione del Parco», commenta De Dominicis alla fine della sua missione, conclusa entro la data da lui indicata del 30 aprile.

Il Parco nazionale della Costa teatina sarà il quarto in Abruzzo e seppure la sua istituzione risalga alla legge del 2001, con la sua perimetrazione prende ora definitivamente corpo dopo polemiche a non finire che hanno più volte messo in pericolo la sua realizzazione.

Il piano di De Dominicis sarà valutato dal ministero dell’Ambiente. L’istituzione del Parco avverrà per decreto. Il presidente sarà scelto d’intesa con la Regione. Otto i componenti del comitato direttivo (senza indennità): 4 espressione del territorio (i Comuni), uno nominato dall’Ispra, uno delle associazioni ambientaliste, uno del ministero dell’Agricoltura e uno del ministero dell’Ambiente. Poi toccherà al direttore, che il ministero nominerà attingendo all’alba nazionale. Per quanto riguarda la dotazione finanziaria, nel 2001 la legge fu accompagnata con un milione di euro: risorse che nel frattempo sono state dirottate e impiegate altrove e che dovranno essere recuperate.

La perimetrazione delinea la zonizzazione e le misure di salvaguardia. «Questa è secondo me la migliore idea di Parco possibile, riprende il commissario, «ho sempre creduto che il Parco potesse costituire una grande opportunità sempre nella consapevolezza che si è di fronte ad un territorio fortemente antropizzato con presenze significative di attività economiche su più settori. Diverso quindi dai classici parchi montani sul quale quindi avere un approccio più dinamico». Pertanto le misure di salvaguardia sono state studiate in modo tale da non “ingessare” il territorio del futuro Parco. L’importante era partire. Anche perché le trivelle in mare incombono. E il Parco costiero, seppure non abbia competenze sul mare né disciplini la pesca, può dare “peso” ai ricorsi che gli Enti pubblici hanno avviato contro le autorizzazioni petrolifere. (a.mo.)

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