Ecco la storia di Dosi Indagò su D’Annunzio
ARI . Sventò l’attentato contro Benito Mussolini nel 1925, a opera del deputato social-unitario Tito Zaniboni. Indagò, travestendosi da pittore, sullo strano caso di cui fu protagonista Gabriele D’Ann...
ARI . Sventò l’attentato contro Benito Mussolini nel 1925, a opera del deputato social-unitario Tito Zaniboni. Indagò, travestendosi da pittore, sullo strano caso di cui fu protagonista Gabriele D’Annunzio, che il 13 agosto del 1922 cadde, o fu gettato, dal balcone della sua villa di Gardone Riviera. Fu sempre lui, Giuseppe Dosi, a occuparsi delle indagini sul caso Girolimoni, il fotografo accusato ingiustamente dello stupro di sette bambine e dell’omicidio di cinque. Dosi, convinto dell’innocenza dell’uomo, riuscì a far riaprire il caso ma pagò a caro prezzo la sua ostinazione a cercare la verità. Infatti, fu rinchiuso in manicomio e riammesso in polizia solo dopo la caduta del fascismo. A 37 anni dalla morte di Dosi, avvenuta a Sabaudia nel 1981, è un suo collega poliziotto, Ennio Di Francesco, che ne riabilita la memoria con il libro “Il Vate e lo sbirro”. Il libro sarà presentato sabato prossimo alle 18 nella piazza-belvedere di Ari, il “Paese della Memoria” in provincia di Chieti, al centro di un singolare intreccio storico. Per Ari, infatti, passò anche Gabriele D'Annunzio. All’evento partecipano, oltre all’autore del libro, Ennio Di Francesco, già ufficiale dei carabinieri e in seguito anche commissario della polizia, il sindaco Marcello Salerno, che modera gli interventi, il questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello, il critico letterario e presidente del Centro nazionale di studi dannunziani, Dante Marianacci. Nel 1945 rientrato in servizio, Dosi divenne uno dei più noti investigatori n campo nazionale e internazionale e coniò il termine Interpol, di cui fu rappresentante italiano. In caso di pioggia l'incontro si svolgerà nel palazzetto coperto. (a.bag.)

