Edimburgo chiama Colle di Mezzo

Angela Porfilio, come tutti i collemezzesi all’estero, si tiene in contatto così...
PESCARA. Si scrive "Tnèmmz'ngundatt" e vuol dire in stretto dialetto colledimezzese “teniamoci in contatto”, l'equivalente del più modaiolo inglese “keep in touch”. È il titolo del giornale che un gruppo di giovani di Colledimezzo (in provincia di Chieti) ha deciso di pubblicare (con tre uscite l'anno) per fare comunità, come succede in numerosi paesini della nostra regione, affrontando gli argomenti più svariati (dalle ricette tipiche alla storia e alle feste locali). “Tnèmmz'ngundatt” non ha un interesse solo per i colledimezzesi residenti (poco più di 400) e per i paesani emigrati in Svizzera, Stati Uniti, Canada, Belgio e Argentina che lasciarono, numerosissimi, il piccolo borgo agli inizi del secolo scorso e negli anni Sessanta. È che nasce anche grazie all'impegno dei cosiddetti “cervelli in fuga” che a Colledimezzo sono sempre più numerosi, come Angela Porfilio, 29 anni, laureata in Architettura dell'Unione europea a Roma e poi trasferita a Edimburgo, in Scozia, con il ragazzo, per lavorare in uno studio di progettazione internazionale. Con lei parliamo della sua esperienza all'estero e del giornale, che è gestito da una squadra di ragazzi (e non), che lavora a distanza, connessa via skype o su whatsapp, da Colledimezzo, Roma, Parma, Edimburgo e Lanciano.
Qual è l'obiettivo di "Tnèmmz'ngundatt"?
«Di stimolare le connessioni tra i colledimezzesi in patria, ma anche all’estero, per mantenere attiva la comunicazione. Ciò significa ristabilire legami passati e instaurarne di nuovi. Perché quando si è lontani, si vuol sentire parlare di casa. Ogni testimonianza, digitale, cartacea o di altro tipo, diventa un modo per rivivere emozioni, fatti accaduti o che accadono nella propria terra d'origine, nella propria comunità».
Il tuo rapporto con la comunità di Colledimezzo?
«Sin da piccola ho preso parte alla vita socioculturale del mio paese. Adesso che vivo lontano, amo ancora di più impegnarmi in questo senso. Poi, c'è da dire che in redazione siamo uniti come una famiglia e portiamo avanti questo meraviglioso progetto con passione e grande forza di volontà».
Perché hai deciso di andare all'estero?
«Ero alla ricerca di nuovi stimoli e, allo stesso tempo, ero consapevole di dover arricchire il mio curriculum con qualcosa di speciale. Per me quest'esperienza è un investimento per il futuro e, vista la situazione stagnante in cui versa il mercato del lavoro per i giovani nel nostro Paese, credo di aver avuto un tempismo perfetto».
Com'è stato l'impatto con la Scozia?
«L'inizio non è mai semplice: bisogna avere il coraggio di ascoltare tutto. Bisogna cioè mettersi nella condizione di recepire tutto ciò che ci circonda con rispetto e attenzione. “Buttarsi” è la parola d'ordine di tutti i giorni. Per i primi mesi lo scoglio della lingua è stato molto grande: credo di aver trascorso almeno le prime tre settimane di lavoro con il mal di testa, per mantenere un livello di attenzione tale da poter seguire tutto ciò che accadeva intorno a me. Ho imparato a chiedere, a parlare con le persone, ma soprattutto che essere diversi è una ricchezza che bisogna sfruttare positivamente».
Hai il desiderio di tornare un giorno in Italia?
«Sono molto legata alla mia nazione di origine e ho senz'altro il desiderio di tornare. Ma lo farò quando sarò pronta io e quando sarà pronta l'Italia. Adesso sento il bisogno di sperimentare e crescere».
Altri giovani di Colledimezzo hanno scelto il Regno Unito per mettersi alla prova nel campo lavorativo. Della loro esperienza se ne parla ovviamente anche su "Tnèmmz'ngundatt": Diego Carrea, dopo essersi laureato in Tecnologie Informatiche a Roma, è andato a vivere a Edimburgo. Ha creato una start-up tecnologica insieme con altri due colleghi della Durham University, che ha venduto a una multinazionale scozzese. Attualmente lavora come Software Developer per una start-up finanziaria ad Edimburgo. Andrea Simonetti, laureato in Informatica a Pisa, si è trasferito prima a Roma, Dublino e Berlino, per poi approdare a Londra, dove oggi lavora come Software Developer in una promettente start-up nel mondo della pubblicità online. Piero D'Angelo, laureato al DAMS di Roma, sta ultimando gli studi da stilista, specializzandosi in textile design, presso il prestigioso Central Saints Martins College of Art and Design di Londra (dove si sono formati Alexander McQueen e John Galliano). Ha già vinto il Dorothy Waxman Tessile Design Prize 2015 per una sua creazione tessile realizzata con cavi elettrici, pelle e tessuti tradizionali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

