«Educazione di genere contro il bullismo»

3 Febbraio 2016

Alessandro Vaccarelli insegna pedagogia sociale all’Aquila, ha scritto diversi articoli scientifici sulle questioni di genere e ne parla in modo approfondito in un testo in uscita su “Le prove della...

Alessandro Vaccarelli insegna pedagogia sociale all’Aquila, ha scritto diversi articoli scientifici sulle questioni di genere e ne parla in modo approfondito in un testo in uscita su “Le prove della vita. Promuovere la resilienza nella relazione ducativa”.

Professor Vaccarelli, che cos'è la "teoria gender" che spaventa divide l'opinione pubblica?

«La teoria gender non è nulla, perché non esiste. Esistono, invece, degli studi “di genere”, orientati dalle scienze umane, studi che hanno approfondito i ruoli del maschile e del femminile. Per cui non esiste alcuna teoria o ideologia gender che guida approcci culturali o educativi, bensì degli orientamenti che spingono a una maggiore consapevolezza nell'utilizzare categorie come il ruolo di genere, una presunta idea di maschile o di femminile, che in realtà non è altro che un percorso di elaborazione storica e culturale».

Nel suo ruolo di studioso che cosa risponde a quei politici che si chiudono al confronto e vedono il discorso “gender” esclusivamente come un pericolo?

«La politica è molto più indietro della società. Non sa ad esempio, e lo affermo da pedagogista, che cosa succede dentro le scuole, il confronto quotidiano tra bambini/e ragazzi/e che si educano da soli su questi temi. Molto spesso, però, in questo educarsi da soli, la non conoscenza e lo stereotipo di genere può creare situazioni spiacevoli: bullismo, bullismo omofobico, tutte le forme di discriminazioni che sono causa di grandissimo malessere psicologico e sociale, fino ad arrivare ai casi di suicidio. L'intervento politico della Regione Abruzzo, in questo caso, ha anche la pesante responsabilità di mettere gli insegnanti nella condizione di panico. Invece si deve poter affrontare tematiche serenamente a scuola se ci sono dei bambini (o adolescenti) gay o lesbiche e che vengono derisi; tutto questo, nel 2016, è grave che la politica assuma queste posizioni».

Che tipo di progetti di ricerca sta portando avanti con i suoi studenti?

«Con un gruppo di laureandi, che si chiama “generazione”, stiamo lavorando per vedere come i futuri insegnanti, psicologi e assistenti sociali metabolizzano oggi queste idee connesse all'educazione di genere, perché siamo convinti che le cose cambieranno, che questo cambiamento non sarà la politica a fermarlo, e del fatto che questa nuova generazione di “professionisti della cura” un giorno dovranno fare delle scelte: ad esempio pensiamo agli assistenti sociali e al tema della famiglia - che oggi è il tema “delle famiglie”. Oppure pensiamo agli insegnanti che si ritroveranno in classe a dover gestire una situazione di diversità sul fronte dell'orientamento sessuale. E allora stiamo cercando di capire cosa pensano questi futuri professionisti, indagando le loro concezioni, gli stereotipi. E finora stiamo avendo risultati incoraggianti: ancora una volta scopriamo che i giovani sono più aperti dei politici. I 200 questionari somministrati agli studenti aquilani saranno sottoposti ai loro colleghi di un'università spagnola per vedere quanto pesa il contesto nazionale. La Spagna è un Paese che sta più avanti di altri in Europa sulla questione del genere e vive il dibattito più serenamente». (m.g.)