Elezioni, in sette decidono di ricorrere

Dopo Iampieri e Bellisario vanno al Tar Di Matteo, D’Amico, Caramanico, Pietrucci e Orazi. Udienza il 3 aprile, ma slitterà
L’AQUILA. Regione, la parola passa ai giudici. La maggioranza di Marco Marsilio e le opposizioni di Giovanni Legnini e Sara Marcozzi finiscono sotto la lente d’ingrandimento del Tribunale amministrativo regionale. La prima contesta il metodo matematico applicato per distribuire i seggi tra Chieti e L’Aquila. La seconda la sproporzione o violazione del diritto di rappresentatività. Sono così saliti a 7 gli esclusi dal consiglio regionale che hanno depositato il ricorso al Tar dell’Aquila. E il tribunale, con decreto del presidente Umberto Realfonso, ha già fissato a breve l’udienza. Ma la data scelta del 3 aprile slitterà sicuramente avanti nel tempo. Probabilmente al 7 maggio.
TIRIAMO LE SOMME. Ai ricorsi di Emilio Iampieri (Forza Italia, Avezzano) e Gianni Bellisario (Azione Politica, Perano) anticipati dal Centro, si sono aggiunti per la maggioranza, quello della forzista aquilana, Lucia Ottavi, assistita dal marito, l’avvocato Quirino D’Orazio, sindaco di San Benedetto dei Marsi; e per l’opposizione l’altro di Luciano D’Amico (Lista Legnini presidente), Donato Di Matteo (Abruzzo Insieme), Pierpaolo Pietrucci (Pd) e Franco Caramanico (Progressisti-Leu), assistiti dagli avvocati Antonio D’Aloia, Sergio Della Rocca, Giulio Cerceo, Stefano Corsi e Pierluigi Mantini.
HANNO IN COMUNE. Tutti chiedono l’annullamento o la riforma del verbale delle operazioni dell’Ufficio centrale regionale elettorale, del 23 febbraio scorso, che ha attributo i seggi. Ma i motivi sono sostanzialmente diversi. Partiamo dalla minoranza.
IL DIRITTO VIOLATO. La coalizione di Legnini punta a ottenere una ripartizione dei seggi proporzionale ai voti presi dalla coalizione e non dalle singole liste, come invece è accaduto. Ed ha permesso al M5S di avere due consiglieri in più rispetto al centrosinistra allargato nonostante che il 33% conquistato da quest’ultimo sia nettamente superiore al 20% della lista della Marcozzi. Ma la legge regionale, nel caso delle minoranze, parla di voti a “gruppi di partiti” e non esplicitamente di coalizioni e questo potrebbe far finire la diatriba sul tavolo dei giudici della Corte costituzionale.
ECCO IL FULCRO. Nel ricorso infatti si chiede al Tar di procedere «all’attribuzione di due seggi alla coalizione di liste collegate al candidato presidente Giovanni Legnini e alla conseguente proclamazione alla carica di consiglieri regionali»
In subordine, come si diceva prima, si chiede al Tar di sollevare la questione di legittimità costituzionale nei confronti dell’articolo 17 della legge regionale elettorale numero 9 del 2013 «nella parte in cui tale disposizione non rendesse possibile che l’assegnazione dei seggi spettanti alle minoranze venga effettuata calcolando i voti espressi in favore della coalizione di liste collegate con il candidato presidente non eletto, e non quello delle singole liste circoscrizionali».
È complesso ma chiaro. Il ricorso del centrosinistra allargato ha peraltro una doppia valenza: di sostanza per chi lo fa e politica per la coalizione della minoranza più votata, rispetto ai 5 Stelle, ma meno rappresentata. Passiamo al centrodestra.
ARRIVANO I RINFORZI. La Ottavi, la donna più votata di Forza Italia di tutta la regione, scende in campo rafforzando il ricorso di Iampieri e Bellisario. Infatti il suo ricorso è identico a quest’ultimo perché si basa sul fatto che «i commissari sono stati indotti nell'errore di calcolare le cifre elettorali residuali percentuali, necessarie alla assegnazione dei seggi residuali ai vari partiti, secondo una formula matematica diversa da quella imposta dalla legge regionale numero 9 del 2013». Come il Centro ha già più volte spiegato, l’effetto del presunto errore che ha fatto scattare il seggio di Fi a Chieti e non all’Aquila, è stato quello di penalizzare Iampieri rispetto a Mauro Febbo e di conseguenza, ma per motivi opposti, Bellisario rispetto all’aquilano Roberto Santangelo. Secondo i ricorrenti però con la ridistribuzione esatta dei seggi scatterebbe l’ingresso in consiglio di Iampieri, primo dei non eletti all’Aquila. E la sua nomina ad assessore forzista al posto di Febbo, aprirebbe le porte dell’Emiciclo alla Ottavi che attende e spera il suo turno come seconda dei non eletti.

