Estate, coda di fuoco vanno in fumo 350 ettari in Abruzzo
Alte temperature e vento alimentano le fiamme, impegnati negli ultimi tre giorni 200 uomini tra Vigili del fuoco, Protezione civile e Corpo forestale
L'AQUILA. Oltre 80 ettari in fumo nel Parco nazionale della Majella, almeno 150 di pineta nell'entroterra di Vasto, altri cento ettari devastati dalle fiamme nel Pescarese, e poi canadair in azione nelle campagne della provincia di Pescara, spento con fatica due giorni fa il focolaio di incendio divampato a Liscia. Ancora ieri uomini e canadair in azione a Castiglion Messer Marino e Torre dei Passeri. Nell'Abruzzo che brucia in questo scampolo di estate soltanto oggi probabilmente comincerà una tregua dopo tre giorni di fuoco che ha impegnato almeno 150-200 operatori tutti i giorni fra Protezione civile, Corpo forestale dello Stato e Vigili del fuoco, tra l'altro a fine campagna antincendio boschivo, conclusasi il 15 settembre scorso.
Una recrudescenza che sa di scherzo, mentre si attende il calo delle temperature - proprio da oggi - come una manna dal cielo. Intanto a mettere paura sono le ore a cavallo tra mezzogiorno e le tre del pomeriggio, quando la miscela alta temperatura-vegetazione secca-vento può diventare esplosiva. Negli ultimi tre-quattro giorni si è replicata esattamente la stessa situazione del 2007: la concomitanza con alta temperatura e vegetazione secca e abbondante e vento forte caldo, che non permette di controllare l'incendio all'innesto. A spiegare la situazione è il responsabile della Sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore. «Senza vento», dice, «se parte l'incendio lo si riesce a spegnere. Ma se c'è vento, mentre si sta operando magari all'innesto delle fiamme, a 300 metri può partire un altro focolaio. Non si riesce a controllarlo, e gli uomini devono allontanarsi perché è pericoloso. A quel punto parte il mezzo aereo». Le attività di spegnimento sul posto vengono svolte sotto il coordinamento del personale della Forestale e dei Vigili del fuoco, con i quali a giugno la Protezione civile ha sottoscritto delle convenzioni. Quest'anno a disposizione della Sala operativa c'è stato un elicottero del Corpo forestale, mentre nessun mezzo dalla flotta aerea nazionale.
I dati aggiornati sul quadro degli incendi avvenuti in Abruzzo in tutto il 2015 saranno resi noti nei prossimi giorni nel corso di una conferenza stampa. Si può però già tracciare una prima tendenza. La Protezione civile informa che la media di quest'anno si attesta intorno a quella degli ultimi anni a eccezione, appunto, del 2007 «che è stato un anno catastrofico», in cui si è verificato il picco più alto di focolai negli ultimi 10 anni. Basti pensare che in quell'anno bruciarono oltre 21.100 ettari di vegetazione, scesi nel 2013 a 309 e a 45 nel 2014: ossia, l'estate più fresca e piovosa degli ultimi tempi. «Al di là di questi ultimi giorni, nel 2015 gli incendi che sono partiti sono stati moltissimi», fa notare Liberatore, «almeno 1-2 al giorno, ma li abbiamo sempre spenti all'innesto grazie proprio al nostro sistema di Protezione civile».
Un sistema che parte dal Centro funzionale che ogni mattina emette il bollettino meteo, avvisando sulle zone ad alta probabilità di innesco incendio. L'avviso viene pubblicato sul sito del Centro funzionale il cui link è ben visibile anche sulla homepage della Regione. «Sono i nostri volontari le sentinelle degli incendi», spiega Liberatore, «andando direttamente sul posto in cui c'è probabilità che avvenga un incendio».
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