Etruria e Carichieti, primo incontro con i risparmiatori

8 Gennaio 2016

Oggi summit a Roma tra i vertici delle banche e le vittime delle ’subordinate’. E parte il piano di cessione degli istituti

CHIETI. E’ il primo faccia a faccia tra i vertici delle quattro banche nate dagli istituti “risolti” a fine novembre per difficoltà finanziarie, e i comitati che rappresentano i risparmiatori coinvolti nel crac di Carichieti, Banca dell’Etruria, Banca Marche e Carife, quelli che avevano in portafoglio le famigerate obbligazioni ’subordinate’. L’incontro, che inizialmente si doveva tenere ad Arezzo e riguardare solo l’Etruria, si terrà invece a Roma. Al tavolo con i risparmiatori ci saranno gli ad di Banca Etruria, Roberto Bertola, e di Carichieti, Salvatore Immordino, oltre al consigliere indipendente Maria Pierdicchi. E’ da escludere che si tratti di un incontro risolutivo: il governo ha già fatto sapere che non si andrà a un rimborso collettivo, ma a una valutazione caso per caso, secondo criteri che saranno fissati a giorni e che saranno poi verificati sul campo da uno staff dell’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. Quel che le nuove banche possono fare è assistere i risparmiatori scottati nell’approntare la documentazione necessaria per dimostrare la loro buona fede e la consistenza dell’investimento in rapporto al patrimonio totale. Non basterà una semplice domanda per avere un rimborso, parziale o totale che sia: occorrerà documentare la propria situazione e la scarsa o nulla conoscenza del rischio a cui si andava incontro. Particolare quest’ultimo che, per quanto riguarda le subordinate Carichieti, è corroborato dai tassi tutt’altro che astrusi che accompagnarono queste emissioni, certo non tali da mettere in guardia sul pericolo di un mancato rimborso.

E’ chiaro che le nuove banche hanno tutto l’interesse a stare vicino ai risparmiatori in difficoltà: ne va comunque della loro immagine, in un momento in cui devono fronteggiare una prevedibile fuga di parte della clientela, con impatti sulla raccolta al momento ancora non quantificati. Nel frattempo è partita di fatto la procedura per la vendita delle quattro nuove banche, prive del fardello di crediti deteriorati che ha portato al collasso i vecchi istituti. Tre sono i consulenti che affiancano la Banca d’Itala: Oliver Wyman a livello strategico, Societé Generale per la parte finanziaria e lo studio Chiomenti di Roma per il legale. Pare che le offerte non manchino, sia per una vendita in blocco, sia per una cessione delle singole banche. Ma ci si interroga su una frase contenuta in un comunicato di Bankitalia, in cui si parla di processo «trasparente e non discriminatorio, esclusivamente finalizzato a massimizzare il ricavato nell’interesse delle aree economiche nelle quali le banche sono radicate». Che cosa significa questo tener conto delle aree economiche di riferimento? Che l’offerta di un fondo di private equity, notoriamente più aggressivo nei processi di ristrutturazione, potrebbe essere scartata (per quanto economicamente più vantaggiosa) rispetto alla proposta di muna più tranquillizzante banca di sistema? Per l’Abruzzo la domanda non è né banale né retorica: Carichieti era rimasto l’unico istituto locale indipendente, assieme alle Bcc, ed è ovvio che si aspetta con ansia di sapere chi sarà il nuovo padrone a prendere il testimone di Fondazione Carichieti.