«Fabrizia dimenticata dalla Germania»

Lo sfogo dei genitori della giovane sulmonese uccisa a Berlino. Negato il risarcimento per le vittime del terrorismo
SULMONA. «Insensibili, assenti, disorganizzati, incapaci». Dopo un lungo periodo di silenzio i familiari di Fabrizia Di Lorenzo, la 31enne di Sulmona unica vittima italiana dell’attentato ai mercatini di Natale di Berlino in cui morirono altre 11 persone e circa sessanta rimasero ferite, parlano delle autorità tedesche attraverso le pagine del Corriere della sera.
E lo fanno alla notizia che viene negato il risarcimento in base ad una legge del 1985 che lo esclude per i danni causati alle vittime di crimini violenti commessi “con un veicolo a motore o un rimorchio”, come avvenuto il 19 dicembre 2016 a opera del tir lanciato dall’estremista tunisino Anis Amri, la cui uccisione li ha lasciati «indifferenti» sottolineano con disappunto.
Insomma, un barbaro attentato equiparato a un normale incidente stradale. Mamma Giovanna, papà Gaetano, entrambi 59enni, e il figlio Gerardo, (27), che studia ingegneria al Politecnico di Torino, ricordano Fabrizia che lavorava per una impresa di Berlino e che quella sera era uscita per comperare i regali di Natale da portare a Sulmona.
«Era solare, brillante, amante della vita, impegnata. Voleva un mondo migliore» e, ricorda il fratello, «in uno degli ultimi suoi tweet invitava a non confondere terrorismo e immigrazione».
«Era per l’integrazione, è stata ammazzata da chi non si è integrato», aggiunge la madre che ricorda a Berlino i tre giorni «interminabili, senza un aiuto psicologico, soffrendo da matti, senza che nessuna autorità tedesca si presentasse a dirci qualcosa», «ci hanno lasciato con le altre famiglie nell’angoscia, nella vana speranza di poterla ritrovare ferita, ma almeno viva. Non ci hanno mai contattati, non ci hanno dato un interprete, ci hanno lasciati soli Abbiamo dovuto chiedere sempre, insistere. Hanno fatto lo stesso con le altre famiglie, anche tedesche».
Dopo qualche settimana dal rientro in Italia i genitori di Fabrizia avrebbero addirittura ricevuto il conto dell’obitorio per poi ricevere una seconda comunicazione in cui si diceva che si era trattato di un errore. Ieri, a gettare un po’ di acqua sul fuoco che si è riacceso sul caso, è intervenuta l’ambasciata tedesca di Roma che telefonicamente ha contattato la famiglia Di Lorenzo, per comunicare alla mamma della giovane il progetto di istituire un premio alla sua memoria che coinvolgerà ragazzi italiani che risiedono in Germania nella realizzazione di video su come loro “vivono” il paese che li ospita.
Intanto, a 67 giorni dalla morte, Anis Amri, l’autore della strage in Germania, non ha ancora una sepoltura. La salma si trova nell’obitorio civico di Milano, in attesa del nulla osta dei magistrati che indagano sull’uomo. La famiglia del tunisino rivendica la salma, mentre le spese sul trasporto del corpo potrebbero ricadere sull’Italia.
«Non vorremmo si arrivasse alla macabra beffa per cui gli italiani, che oggi leggono del trattamento riservato al governo tedesco ai genitori della povera Fabrizia Di Lorenzo, a cui viene negata ogni forma di risarcimento per la figlia, vittima di Anis Amri, debbano invece provvedere alle spese per un terrorista morto che cercava di uccidere due poliziotti. A ogni cosa c’è un limite». Viviana Beccalossi, l’assessore lombardo che per prima ha sollevato la questione relativa alle incombenze procedurali e agli oneri economici dopo la morte di Amri, chiede, giustizia sul caso.
Così come chiedono giustizia le senatrici abruzzesi Paola Pelino e Stefania Pezzopane. «Considerare Fabrizia Di Lorenzo vittima di un semplice incidente stradale mortifica e offende, senza giustificazioni, la memoria di una ragazza splendida, colpita da un vile attacco terroristico che l’ha strappata agli affetti dei suoi cari e di un intera comunità che ancora la piange», sottolinea la Pelino.
«Anche se qualsiasi risarcimento alla famiglia non restituirà alla vita Fabrizia e non colmerà un dolore senza limiti, la ratio di questa legge tedesca del 1985 stride in maniera vergognosa con il sacrificio della nostra giovane concittadina amante dell’Europa. Auspico che le autorità tedesche trovino il modo di superare un provvedimento così ingiusto», aggiunge la parlamentare di Sulmona.
Mentre Stefania Pezzopane si rivolge al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al premier Paolo Gentiloni.
«È importante», sottolinea con forza la senatrice aquilana, «riconoscere un attentato terroristico per quello che è. La Germania deve fare questo sforzo anche attraverso le necessarie modifiche di legge. Il nostro Paese deve agire perché ciò avvenga, in memoria di Fabrizia, una giovane insieme italiana ed europea e di tutti i caduti in modo così drammatico».
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