«Faccio parlare l’italiano ai lussemburghesi»

20 Aprile 2015

L’ortonese Cieri gestisce nel Granducato la biblioteca Curiel: «Se li voglio stupire dico che ho vinto un concorso due anni fa e sono ancora in attesa di chiamata»

PESCARA. Di questi tempi puoi fare la valigia ed emigrare anche se non sei “generazione Erasmus”; anche se sei sui quaranta e hai già un buon percorso professionale in Italia. È successo per esempio all’ortonese Maurizio Cieri che nel granducato gestisce la biblioteca Curiel il cuore culturale dell’Italiain Lussemburgo.

Cieri, cosa spinge un italiano a emigrare a 40 anni?

«Nel 2012 finì la mia esperienza con una azienda con la quale lavoravo da molto tempo. Per la crisi, certo, ma anche per una gestione non al passo con i tempi. Dopo aver tastato il terreno in Abruzzo, e ricevuto proposte incredibili, non ci ho pensato un minuto a lasciare l'Italia».

Perché il Lussemburgo?

«Non ero mai stato in Lussemburgo, ma sapevo che era un posto tranquillo e allo stesso tempo dinamico. Una veloce ricerca su Internet permette di capire che qui, come in altri Paesi europei, la qualità della vita è molto alta: esiste cioè un equilibrio salutare tra quanto si lavora e quanto si riceve in servizi e opportunità. Il benessere è diffuso e lo stato sociale è vivo e vegeto».

Aveva contatti sul posto?

«All'inizio avevo come contatto solo un’amica di un’amica, che dovrò sempre ringraziare per avermi dato quella segnalazione. Quindi sono partito senza un contratto o possibilità di colloqui o altro: c’è una dose di incoscienza nell'emigrazone, forse, ma la sfida era troppo attraente per rinunciarvi».

Il primo impatto?

«Il Lussemburgo ha un'antica tradizione di accoglienza migratoria: già da fine '800 qui arrivavano per lavorare nelle miniere di carbone, poi mano a mano le miniere hanno chiuso e l'industria dei servizi ha continuato e continua ad attrarre persone da tutto il mondo. Ci sono attualmente persone che vengono da 150 Paesi: probabilmente questo è il posto dove c'è la maggiore concentrazione di migranti del mondo; ricordiamo che la popolazione è di circa 550.000 persone, poco più della provincia di Chieti».

Ci parli del mercato del lavoro in Lussemburgo. Quali sono le professionalità più ricercate? C’è un buon raccordo tra offerta e domanda di lavoro?

«Il mercato del lavoro è ancora molto dinamico: il settore finanziario la fa da padrone, ma ci sono opportunità legate ai servizi e soprattutto all'Information Technology: per fare un esempio la Kpmg e la Pwc (le maggiori società di consulenza) hanno più di 2.000 impiegati e Amazon circa 700. Un requisito fondamentale è quello linguistico: il Lussemburgo è trilingue (lussemburghese, francese e tedesco) e quindi arrivare parlando solo italiano e inglese non è una buona idea».

Il primo lavoro?

«Il primissimo lavoro, trovato con un provvidenziale passaparola, è stato da insegnante di italiano per una piccola scuola di lingue. Finito quel contratto, ho messo annunci su Internet e stampato 5.000 biglietti da visita, poi distribuiti in tutta la città, proponendomi come insegnante di italiano: sono arrivati i primi “allievi”, alcuni dei quali mantengo tuttora».

E poi?

«Poi, due anni fa, sono stato assunto dal circolo “Curiel”, storico punto di incontro degli italiani nel Granducato, come bibliotecario. Oltre a curarne la biblioteca, organizzo per il Curiel incontri di cinema, letteratura e di ogni tipo, ai quali vengono italiani e gente che ama la nostra lingua e cultura. Ho poi passato un anno anche con la Barnes & Noble, la più grande catena di librerie del mondo: avevano scelto il Lussemburgo per sviluppare Nook, un progetto-pilota del mercato degli ebook».

Si è proposto lei?

«Sono stato contattato tramite Linkedin, dove avevano notato la mia attività legata alla biblioteca: è stato un impiego a termine, ma lavorare con un'azienda americana di quelle dimensioni è stata un'esperienza strepitosa».

In Lussemburgo c’è una forte comunità italiana e abruzzese...

«Ci sono circa 30.000 persone con il nostro passaporto marroncino e tantissime persone di seconda, terza o quarta generazione. Gli italiani hanno scavato nelle miniere e costruito, letteralmente, tutte le case dal secondo dopoguerra in poi. Tra gli abruzzesi illustri, Mars Di Bartolomeo, socialista, già ministro e ora Presidente della Camera; Jean Portante, scrittore molto affermato; Antonio Calvisi, alto dirigente della Banque du Luxembourg (per il terremoto gestì e promosse una donazione di 350.000 euro). Ma è anche frequentissimo incontrare lussembughesi al 100% con cognomi inconfondibilmente italiani. Gli abruzzesi anche, ovviamente, sono arrivati numerosi e continuano a farlo; oggi sono in parte “cervelli in fuga” e in parte all'avventura».

Qual è la considerazione dell’Italia nella terra di Juncker?

«Renzi ha avuto qualche successo, ma quando per esempio provo a spiegare che ho fatto e vinto il concorso per l'insegnamento nel 2013 e dopo due anni non sono stato ancora chiamato a prendere la cattedra, rimangono tutti a bocca aperta».

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