«Fate conoscere l’Abruzzo al mondo»

Farinetti, il padre di Eataly, lancia la sfida: qui avete tutto e tutte cose buone, promuovetele con il vostro miglior testimonial
PESCARA. «È difficile fare un excursus delle cose buone che ha l'Abruzzo: i vini più buoni d'Italia, l'olio extra vergine d'oliva più buono d'Italia, lo zafferano più buono del mondo, due formaggi pecorini e due o tre salumi da ribaltarsi, pesce fantastico e frutta e verdura buonissime. La regione ha davanti a sé un futuro meraviglioso. Che cosa resta da fare allora? Alzare il sedere dalla sedia e andare in giro per il mondo a vendere questi prodotti». È un suggerimento che ha il sapore della sfida quello lanciato a Pescara da Oscar Farinetti, ideatore e fondatore di Eataly, la rete di centri commerciali sul cibo italiano di qualità. Per adesso l'Abruzzo non avrà un punto vendita, ma dice Farinetti, «verremo di sicuro: dal 2017 in poi inizieremo ad occuparci di questo ed apriremo in ogni regione d'Italia».
L'occasione è quella del convegno "Ben fatto, non contraffatto: dal Made in Italy all''Italiansounding, come promuovere e difendere i nostri prodotti nel mondo", promosso dal sottosegretario all'Economia, l'abruzzese Giovanni Legnini. Ai lavori, nel padiglione della Camera di Commercio al porto turistico, partecipa il dirigente generale dell'Agenzia delle Dogane, Giuseppe Peleggi. Presenti, per i saluti, il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, il sindaco del capoluogo adriatico, Marco Alessandrini, e il presidente dell'Ente camerale, Daniele Becci.
Tanti gli imprenditori e gli esponenti del mondo associazionistico in platea.
PROGETTO L'AQUILA. Prima di arrivare a Pescara, in mattinata, il padre di Eataly ha visitato il capoluogo di regione, che presenta ancora le ferite del sisma del 2009, insieme a Legnini e al sindaco Massimo Cialente. «Non ero mai stato all'Aquila dopo il terremoto e mi ha commosso moltissimo», ammette Farinetti, «un Paese che si avvicina a duemila miliardi di debito, che spende 110 miliardi in giochi e scommesse e che non trova 4 miliardi per aggiustare L'Aquila mi fa andare matto». Da qui la decisione di dedicare al capoluogo un angolo negli Eataly d'Italia e del mondo: si chiamerà “Eataly per L'Aquila” e venderà 40-50 prodotti tipici locali e abruzzesi. «Tutto il margine di guadagno», annuncia Farinetti, «tornerà all'Aquila per la ricostruzione. Partiremo da Roma, a settembre, e entro fine anno saremo a New York, poi Chicago, Dubai e nelle nuove sedi in previsione a San Paolo e Mosca».
LE RICCHEZZE. Nel parlare delle meraviglie dell'Abruzzo, dalla biodiversità, al clima unico fino alla tradizione culinaria, Farinetti sottolinea come ci siano aziende, grandi e piccole, che vendono in tutto il mondo e cita, in particolare, il settore della pasta; «Le cose che cambiano i destini dei territori sono le persone: cercate il miglior abruzzese che avete e mettetelo a raccontare le meraviglie dell'Abruzzo al mondo».
MENO TASSE A CHI ESPORTA. Tornando più volte sulla necessità di aprirsi ai mercati esteri, il fondatore di Eataly lancia una proposta al governo, rivolgendosi a Legnini: «Siediti con Padoan e poi andate da Matteo per ridurre dal 10 al 20 per cento le tasse alle imprese che incrementano le proprie esportazioni. Dobbiamo diventare un hub da cui le imprese italiane partono e vanno come schegge».
ABRUZZO UNICO. Legnini parla di una regione piccola, martoriata sia da calamità naturali sia per mano dell'uomo, che, però, ha caratteristiche uniche, tra cui la più alta percentuale di territorio protetto, il fatto di essere ben collegata e una storica industria alimentare. «Non abbiamo più alibi», dice il sottosegretario, «il nostro futuro dipende dalla capacità che avremo di sfruttare le nostre risorse».
PATTO SOCIALE. Dal canto suo, il dirigente dell'Agenzia delle Dogane, Giuseppe Peleggi, propone un patto sociale, perché i controlli vanno fatti, ma tutelando il sistema e i produttori: «L'idea che decine di enti possano entrare ogni giorno all'interno di una piccola azienda richiede di riaprire la questione».
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