Finalmente un nemico di tutti: guerra al dolore

Il 3 ottobre sarà la “Giornata delle 100 città” contro questa piaga sociale Maria Amato (Pd): «Chiederò un osservatorio nazionale sulle terapie»
L’AQUILA. Un terzo delle persone che soffre di dolore cronico si sottopone a terapie inadeguate, spendendo ogni anno circa 600 euro di tasca propria. Stretto da necessità economiche e difficoltà burocratiche, invece che ad oppiacei e cannabinoidi, ricorre spesso a medicinali da banco, come aspirina, nimesulide, ketoprofene. Più facili da reperire e a basso costo sono però a scarsa efficacia clinica e ad alto rischio per apparato gastrointestinale, reni, fegato e cuore.
È quanto emerso ieri a Roma nel corso della conferenza stampa per la presentazione della V edizione della “Giornata Cento Città Contro il Dolore”, organizzata dalla Fondazione Isal (Istituto di ricerca e formazione in scienze algologiche) alla Biblioteca del Senato.
Il costo non è solo economico per il cittadino, ma anche psicologico. Il 16% delle persone con dolore cronico sono a rischio di suicidio e vivono sulla propria pelle disturbi del sonno, malnutrizione, depressione, ansia, declino fisico. Il problema è anche di mancata informazione. La maggior parte dei pazienti infatti non sa dell'esistenza dei Centri specializzati in diagnosi e cura del dolore cronico. Due su dieci non sa a chi rivolgersi e prima di giungere a un Centro specializzato, consulta inutilmente dai tre ai sette specialisti, con perdita di tempo e soldi.
«Per monitorare l'applicazione delle terapie contro il dolore cronico serve un osservatorio nazionale ed il mio impegno è sottoporre questa necessità alla Commissione Affari sociali della Camera». A dirlo è Maria Amato, parlamentare abruzzese del Pd, componente della Commissione Affari Sociali di Montecitorio, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa che si svolgerà sabato 3 ottobre in più di 100 comuni italiani promossa dalla presidenza della Repubblica con il patrocinio del Parlamento e del ministero della Salute.
«La legge 38 sulle cure palliative e la terapia del dolore, introdotta cinque anni fa nel nostro ordinamento», sottolinea la Amato, «ha cambiato la vita ai malati ed è una delle migliori leggi al mondo sul tema, ma è applicata in modo diverso o addirittura non applicata a seconda delle regioni. Questo avviene perché le leggi che prevedono invarianza di finanza hanno un'applicazione differenziata a seconde modelli sanitari regionali, quindi non danno garanzia di equità». Dunque per garantire a tutti il diritto a non soffrire, «le risorse economiche sono indispensabili». «Nelle proposte attuative», spiega ancora la deputata, «la legge introduce l'obbligo della rilevazione del dolore all'interno della cartella clinica, istituisce due reti nazionali per le cure palliative e per la terapia del dolore che garantiscano ai pazienti risposte assistenziali su base regionale e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, e avvia la semplificazione delle procedure di accesso ai medicinali impiegati nella terapia del dolore, impone un percorso di formazione del personale medico e sanitario». «La legge è davvero un vanto per l'Italia», insite la Amato, «ma siamo ancora lontani dal realizzare quella uniformità sul territorio nazionale di cui si parla. Per avere la certezza che siamo lontani dagli obiettivi basta pensare che in molti punti nascita non si pratica il parto indolore, che nella formazione del personale l'antalgica non è un fondamentale, che nei sistemi organizzativi non e' sempre prevista una Unità operativa di terapia del dolore, che il dolore pediatrico per molti è ancora “il grande mistero” e che il dolore cronico in molte circostanze non viene trattato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

