Finanziarie e polemiche: «La manovra della Meloni impoverisce gli abruzzesi»

4 Gennaio 2026

La deputata Torto (Movimento 5 Stelle) discute sull’approvazione della legge di bilancio regionale: «Armi e rating al posto di salari e impresa. Un fallimento l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro»

L’AQUILA. Si apre il nuovo anno, ma con gli strascichi di quello precedente. La legge di bilancio regionale, approvata e impacchettata tra tagli e polemiche lo scorso martedì, continua a far discutere. E se la maggioranza rivendica i risultati raggiunti e dati economici dell’Abruzzo, l’opposizione, da una parte, accusa la giunta di aver messo in ginocchio la regione mentre, dall’altra rivendica le «correzioni ottenute» in consiglio regionale. E cioè 23 milioni stanziati per rimpolpare le voci di spesa che hanno subito le sforbiciate più controverse, anche se quasi tutti – circa 20 milioni – sono legati all’arrivo delle nuove entrate.

LE RIVENDICAZIONI DEM

Il Pd abruzzese lo dice chiaro e tondo. «Se oggi nel bilancio sono presenti risorse fondamentali per la cultura, il sociale, la sanità, l’agricoltura e i territori», tuonano i consiglieri regionali dem, «lo si deve esclusivamente al lavoro puntuale, serio e responsabile del Partito democratico e dell’opposizione. Senza il nostro intervento, molte di queste poste sarebbero semplicemente scomparse, com’era peraltro accaduto». «È francamente incredibile», prosegue il capogruppo Silvio Paolucci con i colleghi Antonio Blasioli, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci, Antonio Di Marco e Sandro Mariani, «assistere all’azione diversiva del presidente Marsilio, che prova a buttare fumo negli occhi degli abruzzesi parlando di presunti traguardi su turismo, occupazione ed export, mentre la realtà è ben diversa: una sanità con un deficit a sei cifre, oltre 40 milioni di euro di nuove tasse per coprire un buco prodotto da più di sette anni di governance inefficace e malgestita, cittadini che rinunciano a curarsi o sono costretti a migrare fuori regione, crisi industriali aperte e certificate dalle mobilitazioni di lavoratori e parti sociali, dall’automotive alla Valle Peligna. Marsilio parla di lavoro che cresce ma omette volutamente i numeri della cassa integrazione, con oltre 10 milioni di ore di cassa integrazione (+163%) nel primo semestre 2025, delle vertenze aperte, delle aziende in difficoltà. Parla di export e di dazi, ma intanto ha operato tagli lineari anche all’agricoltura, uno dei settori più colpiti e più fragili». Quindi il Pd passa in rassegna le voci di spesa rimpinguate dagli emendamenti presentati alla manovra, anche se alcuni di essi, come nel caso dei 3 milioni dati al Fondo unico per la cultura, rimangono legati alle future nuove entrate nelle casse della Regione, quelle su cui al momento non c’è alcuna certezza. «Questo è il segno di un lavoro necessario», conclude Paolucci, «a dare risposte concrete all’Abruzzo, risposte di cui la destra non si occupa, preferendo restituire alla comunità una versione distorta e surreale della realtà. Grazie al lavoro di mediazione dei dem abbiamo ripristinato i fondi, altrimenti i tagli avrebbero colpito duramente tanti settori. Anche attraverso lo strumento dell’astensione responsabile, che ha permesso che queste risorse arrivassero a destinazione».

PROPAGANDA E COESIONE

Abruzzo Insieme, invece, se la prende con le «dichiarazioni trionfalistiche» della maggioranza dopo l’approvazione della manovra. «Difficile non rilevare la profonda distanza tra la narrazione del centrodestra e la realtà che vivono cittadini e territori», tuona Giovanni Cavallari, «parliamo di una manovra da 5,6 miliardi segnata da tagli generalizzati ai dipartimenti, da una finanziaria presentata e poi modificata dallo stesso centrodestra nel tentativo di renderla politicamente sostenibile e presentabile ai cittadini, e soprattutto da un aumento dell’Irpef regionale imposto per coprire i debiti della sanità. Debiti che, tuttavia, non si traducono in alcun miglioramento dei servizi: le liste d’attesa restano inaccettabili, la mobilità passiva continua a crescere e i Livelli essenziali di assistenza rimangono lontani dagli standard richiesti». Cavallari sottolinea anche la situazione della Protezione civile, «un settore cruciale per una regione fragile come l’Abruzzo», che «invece di rafforzare prevenzione, pianificazione e supporto ai volontari, si assiste a una progressiva marginalizzazione del comparto, con risorse limitate e una visione più emergenziale che strutturale. Un approccio miope che espone il territorio a rischi sempre maggiori». Quindi è fuori luogo, conclude Cavallari, sentire la maggioranza «vantarsi di essere unita e coesa. L’unità non è un valore se serve solo a difendere scelte sbagliate e a scaricare i costi sui cittadini senza offrire soluzioni concrete».

LA MANOVRA NAZIONALE

E critiche serrate arrivano anche dalla deputata pentastellata Daniela Torto, che se la prende col centrodestra. Ma non quello regionale. «Da quando Giorgia Meloni siede a Palazzo Chigi», dice, «cresce la povertà nella nostra regione. I numeri parlano chiaro: in Italia ci sono 70mila poveri in più, a riprova che Assegno di inclusione (Adi) e Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) sono un fallimento». Secondo Torto, che è anche capogruppo pentastellato in commissione Bilancio della Camera, «il no al ripristino del reddito di cittadinanza è una porta che viene sbattuta in faccia a milioni di persone in difficoltà». Quindi equipara la discussione in aula sulla legge di bilancio «a un dibattito alla “Schauble-Dombroskis-Monti”, animato da un governo che, peraltro, ha defraudato per l’ennesima volta un ramo del Parlamento del diritto di esaminare la manovra. Un’usurpazione ormai diventata regola per chi ha fatto una scelta molto netta, per la quale è funzionale anche la compressione del dibattito: armi e rating al posto di salari e impresa». E ancora: «È una legge di bilancio scritta volutamente male», una manovra «a impatto nullo sulla crescita, con misurette impalpabili».

Torto, quindi, conclude: «Il nostro no a questa legge è quello di un popolo che continua a resistere nonostante un simile governo. La povertà tocca il record storico: alla quarta legge di bilancio, i 23 miliardi per le armi avrebbero dovuto essere usati per aiutare gli italiani a pagare la spese e le bollette, invece niente. Il M5s non sarà mai complice di tutto questo».