Fira raddoppia sulle startup «Sostegno ad altre 15 idee»

Dopo l’investimento (redditizio) su Foodscovery, valuta altre 140 domande Bilancio chiuso con un rosso da 600mila euro, pesano le garanzie agli artigiani
PESCARA. «La Fira qui ha investito 500mila euro e adesso le sue quote valgono il doppio»: sorride il presidente della Finanziaria regionale Rocco Micucci al lancio della seconda vita di Foodscovery, la startup con al centro la piattaforma per lo shopping di eccellenze alimentari del made in Italy («e in particolare dell’Abruzzo», precisa Micucci) e che vede tra i suoi nuovi investitori anche l’azienda editoriale di Il Fatto Quotidiano.
Una iniezione importante per questa società costituita nel 2014 da Fabio Di Gioia e Mario Sorbo e nella quale la Fira ha subito creduto e continua a credere avendo deciso di metterci su altri 300mila euro portando al 29,6% la quota di capitale (per 5 anni). La società del Fatto ha invece il 7% con 250mila euro e la facoltà di salire fino al 12% in relazione a target concordati e fino al 20% con un accordo di media for equity. Altri investitori sono: Digital Magics (225mila euro), business incubator quotato su Aim Italia di Borsa Italiana che detiene il 3% della startup e che potrà salire fino al 5,4% in base agli obiettivi raggiunti, e due “business angel” Claudio Di Zanni (2,6%) e Rosario Didonna (0,8%) per altri 130mila euro. Fra i soci della startup anche il gruppo editoriale tedesco Axel Springer.
Ieri a Roma la presentazione dell’operazione con Layla Pavone, amministratore delegato di Digital Magics, Cinzia Monteverdi, ad di Editoriale Il Fatto e appunto il nostro Micucci.
«Foodscovery è una delle prima start up che abbiamo sostenuto e nelle quali entrano nuovi soci», racconta il presidente Fira, riferendosi al primo bando europeo Starthope aperto quindi a società di fuori regione e che nel loro corso prevedevano di aprire uffici in Abruzzo. «E questa start up», precisa, «non solo ha la sede operativa a Pescara (un’altra è a Foggia) dove farà altre cinque assunzioni ma genererà di fatto un’economia reale legata alle aziende alimentari di prodotti tipici abruzzesi».
Foodscovery è anche fra le prime a beneficiare di una seconda tranche d’investimenti di 300mila euro avendo partecipato al bando Starthope 2 della Fira e che si è chiuso con 140 domande. «Il Comitato di valutazione ha lavorato sui prossimi investimenti e credo che alla fine riusciremo a sostenere altre 15-16 startup, con un media di 3-500mila euro ciascuna», prevede Micucci il cui obiettivo è fare dell’Abruzzo «la prima regione in termini di startup finanziate con capitali pubblici e privati».
Ma per la Finanziaria ci sono altri step in vista. Innanzitutto l’azionista di riferimento, cioé la Regione, è chiamato ad aprile ad approvare il bilancio che si è chiuso in rosso per circa 600mila euro. Micucci preferisce per ora non parlarne, ma a pesare sembra siano state le garanzie concesse ad imprese artigiane inesigibili e per le quali si sono fatte avanti le banche.
L’altro passaggio è un progetto: la possibilità da parte di Fira di diventare intermediario bancario (iscrizione al 106 del testo unico bancario). «Un salto di qualità», secondo Micucci, per trasformarsi in una sorta di Cassa depositi e prestiti (che rilascerebbe garanzie a costo quasi zero alle imprese) della Regione. Ma per farlo occorrerà ripensare alla compagine sociale. (a.mo.)
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