Fondi europei, Confidi esclusi dalla gestione

La protesta delle associazioni datoriali: «Colpito l’accesso al credito, pmi a rischio chiusura»
TERAMO. L’esclusione dei Confidi dalla gestione dei fondi comunitari decisa dalla Regione mette in seria difficoltà il sistema delle imprese. Chi ne risentirà maggiormente sono le piccole e micro realtà che rischieranno la chiusura perché non possono più avere accesso al credito. Inoltre la decisione penalizza anche le imprese agricole e lo sviluppo delle start-up.
L’allarme è stato lanciato durante l’incontro che si è tenuto nella sede della Camera di commercio di Teramo dalle federazioni regionali datoriali Confindustria, Cna, Casartigiani, Confcommercio, Claai, Confapi, Cia, Confcooperative e Un.I.Pmi. Il bando per la gestione dei fondi comunitari Por Fesr emesso dalla Finanziaria regionale abruzzese (Fira) esclude queste libere associazioni di imprenditori che dal 1974 supportano le imprese nell’accesso al credito e nella crescita dell’attività. «Eliminare i Confidi significa annullare metà del tessuto imprenditoriale regionale», ha detto Gianfranco Mancini, presidente Intercredit, «chi garantirà il credito alle piccole imprese? Ci aspettiamo una risposta da chi ha emanato il bando. La nostra non è una battaglia politica, stiamo difendendo il sistema economico abruzzese perché Confidi è l’ultimo baluardo per le piccole imprese».
In Abruzzo il 51% degli occupati lavora in aziende con organico da 1 a 9 dipendenti e i finanziamenti alle imprese fino a 50 dipendenti, secondo quanto illustrato da Graziano Di Costanzo della Cna Abruzzo, sono diminuiti del 23% negli anni dal 2010 al 2017, mentre nello stesso periodo per l’artigianato c’è stata una flessione del 36%. I Confidi sono passati da 32 a 15 erogando, nel 2007/2013, oltre 63 milioni di fondi europei distribuiti a quasi mille aziende del territorio, senza alcun costo a carico della Regione. «Non si stanno rendendo conto dell’importanza dei Confidi che hanno supportato un’economia morente come quella dopo il sisma», ha aggiunto Luciano Marifiamma, presidente Confabi regionale, «la Fira non può gestire queste risorse comunitarie perché non ha l’autorizzazione della Banca d’Italia. Inoltre ha concepito il bando europeo in modo che chi gestirà i fondi potrebbe essere non del territorio». La presenza dei Confidi sul territorio è un elemento fondamentale, come ha evidenziato il presidente di Confindustria Abruzzo Agostino Ballone: «Con questo documento le piccole imprese perdono punti di appoggio, inoltre la Regione fa troppo spesso riferimento ad aziende in house come la Fira o la Tua, è un modo di fare che noi contestiamo da sempre e continueremo fino a quando non ci sarà un’inversione di rotta». «Dopo aver perso il sistema delle banche locali, l’Abruzzo si candida a essere la regione senza credito locale», ha commentato Piero Giampietro di Confartigianato Abruzzo.
Adele Di Feliciantonio

