Forconi, lo zoologo che vive con i lupi

Dalle Marche all'Abruzzo per studiare una specie simbolo minacciata da bracconieri e ibridazioni con i cani. "Il Parco Nazionale d'Abruzzo è il luogo ideale per vivere e osservare la natura selvatica"
PESCASSEROLI. Una famiglia formata da sei lupi che scende dalla valle di Opi alla ricerca di cervi, cinghiali o altre prede per sfamarsi. La neve, il freddo e la natura selvaggia raccontati in un breve video realizzato da uno studioso. Per Paolo Forconi, zoologo libero professionista e documentarista, il luogo ideale in cui vivere è il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Qui infatti si possono osservare lupi, orsi, cervi e tanti altri animali e si può camminare in foreste secolari. Così 3 anni fa Forconi ha deciso di trasferirsi dalle Marche a Pescasseroli, per vivere un anno nel luogo ideale, e per poi stabilircisi definitivamente. In tre anni, tra appostamenti e ricerche, lo zoologo ha realizzato numerosi filmati e foto.
"Il lupo è una delle specie simbolo del successo della conservazione della fauna in Italia", spiega lo zoologo; "infatti negli anni ’70 ne erano rimasti circa 100 individui solo sull’Appennino centro-meridionale ed erano in pericolo di estinzione. Grazie alla protezione legale, al rimborso dei danni provocati al bestiame domestico e all’istituzione di Parchi e Riserve, il lupo si è ripreso ed attualmente è presente in gran parte delle aree montane e collinari della penisola e in parte delle Alpi, con una popolazione minima stimata in primavera di circa 1.600 individui e che raggiunge i 3.100 individui ad inizio autunno (Perco e Forconi, 2016). Infatti il lupo ha un tasso riproduttivo molto elevato, partorendo fino a 7-8 cuccioli ed in casi eccezionali anche più". Tuttavia, aggiunge lo studioso, questo successo presenta dei chiari-scuri: il conflitto con gli allevatori non è stato mai risolto e, secondo una recente stima, ogni anno circa 900 lupi vengono uccisi illegalmente dai bracconieri (Perco e Forconi, 2016. Clicca qui e vedi il link a pag 116-117).
Negli ultimi anni si sta diffondendo una nuova minaccia, subdola, l’ibridazione con i cani; questo fenomeno in alcune aree riguarda fino al 50% dei lupi presenti, alcuni con colorazione nera, altri con chiazze di colore. “In questo modo stiamo rischiando di perdere definitivamente una specie selvatica e se non si interviene in tempi rapidi ci ritroveremo ad avere solo degli ibridi di cani”, sottolinea preoccupato Forconi. Diverse strategie di conservazione possono essere individuate: da una netta riduzione del bracconaggio, alla modifica dell’attuale legge sulla caccia, ad abbattimenti selettivi del 5%, come previsto dalla nuova proposta di Piano d’azione del lupo, o abbattimenti selettivi fino al 20-25%, al fine di ridurre il bracconaggio, il conflitto con gli allevatori e gli ibridi. Oppure, una strategia all’italiana, cioè non fare niente, che è quello che succederà più probabilmente.
"In ogni caso il lupo deve essere valorizzato, in particolare nei Parchi Nazionali. La presenza del lupo dovrebbe essere una opportunità di educazione della gente e di promozione del turismo naturalistico. Ad esempio creando dei punti di osservazione e dei capanni per turisti e fotografi, guidati da esperti si può capire cos’è veramente il lupo: non la belva feroce che credono gli allevatori e i cacciatori, né l’animale bucolico mitizzato dagli animalisti. Anche per gli zoologi è necessario aggiornarsi e studiare continuamente poiché la natura si evolve e cambia, a volte anche da un anno all’altro. Ad esempio", conclude Paolo Forconi "negli ultimi anni si sta assistendo, nelle aree in cui gli animali non sono perseguitati, alla diffusione di animali selvatici confidenti, cioè animali che non scappano dall’uomo poiché hanno capito che l’uomo non fa loro niente di male, e che entrano anche nei giardini dei paesi. In questo modo cervi, cinghiali e orsi diventano confidenti e in alcune aree anche i lupi. E così tanti modelli di idoneità ambientale e Piani d’azione perdono qualsiasi valore se non vengono aggiornati".
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