Foschi, chi è l’uomo del centrodestra

8 Novembre 2018

Il cardiochirurgo indicato da Fratelli d’Italia si presenta: l’Abruzzo deve tornare a essere autorevole nel panorama nazionale

CHIETI. Ha 35 anni il volto nuovo che si affaccia nello scenario politico abruzzese. Il suo nome è nella terna scelta da Fratelli d’Italia per il candidato presidente della Regione alle elezioni del 10 febbraio 2019. E la decisione del tavolo nazionale è imminente. Chi è Massimiliano Foschi, che cosa fa nella vita e quali progetti ha in mente per la nostra regione? Nell’intervista rilasciata ieri al Centro spiega tutto di sè presentandosi all’Abruzzo.
Il suo è uno dei tre nomi in corsa per il centrodestra, ed è anche il preferito dalla Lega di Giuseppe Bellachioma. Chi è e che cosa fa Massimiliano Foschi?
«Sono un cardiochirurgo, laureato e specializzato all’Università D’Annunzio di Chieti e Pescara. Sto conseguendo due dottorati di ricerca a Chieti e alla Maastricht University. Come dirigente medico strutturato lavoro al Policlinico Santissima Annunziata di Chieti (nel dipartimento del cuore diretto dal professor Gabriele Di Giammarco, ndr). Sono anche cultore della materia, quindi insegno alla D’Annunzio, e membro del Giroc (Gruppo di Ricerca della società italiana di Cardiochirurgia). Parlo correntemente in inglese e francese e non sono sposato».
La cardiochirurgia è anche capacità di decidere, in pochi secondi, il modo migliore per salvare una vita. È vero?
«È così. Il cardiochirurgo deve avere la freddezza decisionale. Non ha orari, è reperibile sempre, giorno e notte».
E in che modo il decisionismo si può coniugare con la politica?
«Lo è assolutamente. Anche in politica bisogna avere la freddezza e la lucidità nel prendere le decisioni importanti nei momenti cruciali».
Dal suo punto di vista la sanità con le sue eccellenze e i suoi problemi è più facile da leggere e interpretare. Questo dice di lei la Lega, alleata di coalizione di Fratelli d’Italia. Lei condivide questa riflessione?
«Sì, la condivido. Il bilancio della Regione Abruzzo incide per l’83 per cento sulla sanità che quindi è un argomento cruciale che mi vede protagonista».
Lei è un volto nuovo e giovane che si affaccia alla politica. Può dirci il suo parere sul nuovo, sul fresco e il sorprendente in un mondo che accetta con difficoltà il ricambio generazionale?
«Il volto nuovo è un valore aggiunto in politica. Non credo nella rottamazione perché, secondo me, il vecchio deve fare da guida e da spalla. La sua esperienza non può essere cancellata. È come un nonno che accompagna un giovane. Un faro che lo sa guidare con l’esperienza. Questo dovranno fare i politici esperti che scenderanno in campo in queste elezioni».
Ritiene che in politica oltre all’età sia importante la competenza?
«La competenza viene dalla professionalità. Non ritengo che ci debba essere spazio per il populismo incompetente che oggi è dilagante. Io sono per il populismo competente».
Torniamo alla sua professione: qual è stata la sua soddisfazione più bella? C’è stato un intervento chirurgico che le ha dato il senso più vero del valore della vita?
«Il primo intervento che ho fatto, quattro anni fa, quando per la prima volta mi sono ritrovato da solo a operare, sotto la guida di un chirurgo più esperto, e davanti a me avevo una vita da salvare. Ti senti responsabile di quella vita consapevole del fatto che fuori c’è una famiglia che ti sta aspettando».
E come andò l’intervento?
«Assolutamente bene. È stato un intervento di sostituzione valvolare aortica. Vedo e sento quel paziente ancora oggi due volte a settimana. La soddisfazione più grande è stata quando i familiari mi hanno abbracciato fuori dalla sala operatoria e li ho visti felici».
Lei di dov’è?
«Vivo in Abruzzo da venti anni. È la mia Regione che ho conosciuto da piccolo. Avevamo casa e cavalli a Tagliacozzo. Le mie origini sono nella provincia di Foggia, ma in Puglia sono stato poco».
E allora, visto che conosce bene l’Abruzzo, ci può dire quali sono le priorità della nostra regione?
«L’Abruzzo è una regione logisticamente perfetta. Offre turismo estivo e invernale e ha vantato una delle migliori sanità italiane. Ora però non lo è più ma deve tornare ad essere autorevole. Soffriamo, per esempio, di una elevata mobilità passiva in sanità.
La soluzione? Riportare qui le eccellenze e valorizzare quelle presenti. Turismo, trasporti, dissesto idrogeologico, crisi occupazionale: l’impegno di un amministratore dev’essere come quello che un cardiochirurgo ha di fronte a una vita da salvare».
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