Funghi, tolleranza zero per chi fa razzia

Multe fino a 2mila euro per chi sfora il limite di tre chili a persona. In Abruzzo circa 36mila i raccoglitori autorizzati
L’AQUILA. I razziatori di porcini e galletti? Crescono come i funghi. E non è un modo di dire. L’ultimo è stato beccato e multato dalla Forestale nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in località Fonte Santo Spirito di Crognaleto, nel Teramano. Aveva nel cesto sei chili di funghi, il doppio del quantitativo consentito dalla legge. Non è l’unico caso. In provincia dell’Aquila, quest’anno, sono stati 16 i cercatori sanzionati perché non rispettosi delle apposite regole regionali.
L’HOBBY IN NUMERI. In Abruzzo la mania della raccolta dei funghi è ormai dilagante. In questi giorni, grazie al favorevole clima, soprattutto le faggete sono prese d’assalto e stanno regalando gioie ai cercatori del prelibato porcino. I numeri di questo hobby? Solo in provincia dell’Aquila sono 14mila 892 i possessori dell’apposito tesserino per la raccolta, 8.222 nel Teramano, circa 8mila in provincia di Chieti e 5.100 nel Pescarese. La cifra degli illegali si presume sia altissima.
CHE COSA DICE LA LEGGE. Quando si va nei boschi o nei prati occorre seguire norme precise, disciplinate dalla legge regionale del 2010 di cui è stato relatore Claudio Ruffini (ha modificato quella di quattro anni prima). Per l’autorizzazione alla raccolta occorre il possesso di un apposito tesserino regionale rilasciato ai residenti abruzzesi dalle Province competenti. Tesserino valido in tutto l’Abruzzo. Per ottenerlo occorre avere almeno 14 anni ed è necessario presentare un attestato di idoneità conseguito frequentando un corso di micologia di 24 ore. Le lezioni sono organizzate dalle Asl, dalle associazioni micologiche sparse sul territorio, dall’Istituto zooprofilattico, dall’Arta. I minori di 14 anni possono raccogliere funghi se accompagnati da adulti in possesso del tesserino. Ogni anno i raccoglitori devono versare un contributo di 30 euro alle Province. Il tesserino ha una validità di cinque anni e alla scadenza, per il rinnovo, occorre frequentare un corso di aggiornamento di cinque ore. Sono esentati dal pagamento coloro che hanno più di 65 anni. E i non residenti? Dovrebbero avere appositi permessi, che vanno dai 7 euro giornalieri ai 60 mensili.
MULTE FINO A 2.000 EURO. La legge prevede una serie di sanzioni. Le multe vanno da 25 a 50 euro per chi non pulisce adeguatamente i corpi fruttiferi; da 100 a 200 euro per chi non versa il contributo annuale o raccoglie funghi oltre il limite consentito; sale a 200 e fino a 400 euro se non si ha il tesserino o si raccoglie in aree riservate. In presenza di recidiva la multa sale a 2mila euro.
Nei casi più gravi si rischia anche una denuncia penale per danneggiamento all’ambiente. E i raccolti vengono confiscati.
MAI ESAGERARE. Diversi anche i limiti di raccolta. Quella giornaliera pro capite è determinata in tre chili (salvo che il raccolto sia costituito da un unico esemplare o da un solo cespo).
Vanno poi rispettate le dimensioni, che variano a seconda della specie: per l’Amanita caesarea (ovulo buono) è di 4 centimentri, per la Macrolepiota procera (mazza di tamburo) 5 centimetri, per il Boletus edulis (porcino) è sempre di 4 centimetri, solo per fare qualche esempio.
NON TUTTO FUNZIONA. «Le regole sono chiare, ma non tutti le rispettano», sottolinea Loreto Guglietti, micologo fra i massimi esperti abruzzesi e vicepresidente del Gema di Avezzano, «c’è parecchia gente che va in giro senza i permessi. L’altra nota dolente è rappresentata dalle carenze sanitarie per quanto riguarda i controlli sulla commestibilità dei funghi. Solo le Asl dispongono di specialisti per le attestazioni. Ma i centri sono pochi. In provincia dell’Aquila sono due: uno nel capoluogo e l’altro ad Avezzano. Quest’ultimo aperto solo il lunedì. Con i funghi non si scherza e non ci si improvvisa conoscitori. Il servizio sanitario dovrebbe garantire più attenzione. Anche perché in caso di intossicazioni o di avvelenamenti le spese per le cure sono costose. Con la prevenzione si risparmierebbe».
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