«Fuori le trivelle dall’Adriatico»

Ambientalisti: l’air-gun responsabile degli spiaggiamenti. Assomineraria: nessuno “sparo” da mesi
PESCARA. È l’air-gun il memico numero uno dei capodogli? Gli ambientalisti ne sono convinti. La tecnica di sparare aria compressa sul fondo per estrarre dati sulla composizione del sottosuolo è ritenuta la principale responsabile dello spiaggiamento dei 7 capodogli a Punta Aderci venerdì scorso. Lo ha scritto anche Beppe Grillo sul suo Blog che lancia un appello sui social #NontoccateilMediterraneo. «Lo spiaggiamento dei capodogli sulle coste abruzzesi è quasi certamente dovuto agli effetti della ricerca petrolifera in mare e all'utilizzo di tecniche di esplorazione del sottosuolo, come l'air-gun, che provocano traumi dalle conseguenze anche letali alle specie animali presenti. Molti studi dimostrano che le tecniche di prospezione danneggiano gli abitanti del mare e a febbraio lo avevamo detto chiaramente in una interrogazione ai ministri dell'Ambiente e degli Affari Esteri nella quale chiedevamo garanzie a difesa del nostro patrimonio marino».
In realtà, i tecnici che fino a domenica hanno lavorato all’esame necroscopico dei tre capodogli morti a Punta Aderci per un’embolia causata da una emersione non corretta, tendono a escludere un collegamento diretto con le ricerche petrolifere. Il ricercatore dell’Università di Padova Sandro Mazzariol ha spiegato che non ci sono lavori scientifici che mettano in relazione lo spiaggiamento di cetacei all’utilizzo di air-gun. Ieri lo ha ribadito anche Assomineraria, l’associazione di Confindustira alla quale aderiscono i produttori di idrocarburi, che ha fatto il punto sulle ricerche petrolifere in Adriatico, proprio per escludere l’utilizzo recente di queste tecniche di prospezione: «Sono anni che nell’Adriatico italiano non vengono effettuati rilievi geofisici di sismica a riflessione (Air Gun)», sostiene Assomineraria. Quanto all’Adriatico croato, «l’ultimo rilievo geofisico è stato completato nel gennaio 2014 in preparazione del bando di gara che il governo Croato ha annunciato lo scorso aprile per assegnare aree per la ricerca petrolifera a mare. Altre acquisizioni sismiche sono state effettuate da Grecia e Malta agli inizi dell’anno in corso. Sarebbe bastata questa banale verifica per escludere qualsiasi correlazione tra tali attività e lo spiaggiamento dei capodogli a Vasto».
Ma i no-triv insistono. Legambiente chiede all’Europa l’istituzione dell'«Area Adriatica», per «rafforzare le norme sugli interventi necessari per la tutela e la valorizzazione di questa grande risorsa». L'associazione ambientalista rilancia l'idea di «una vera e propria vertenza ambientale dell'Adriatico», un mare sul quale «c'è la possibilità di investire con la conquista di una nuova centralità, la valorizzazione dei tesori territoriali, ambientali ed economici presenti sulle sue coste».
Per realizzare tutto questo va però costruita «una collaborazione importante fra tutti i paesi costieri», dice Legambiente, perché, «il problema non è solo italiano, ma europeo». Ricordando che «la Croazia ha dichiarato di voler aprire le acque territoriali alla ricerca e all'estrazione di petrolio in base all'ipotesi circa un giacimento di oltre 700 milioni di tonnellate presente nell'Adriatico centro meridionale», il vicepresidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, sottolinea che «continuare a rilanciare l'estrazione di idrocarburi nel mare Adriatico e, più in generale nel Mediterraneo, è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

