Garanzia Giovani, uno su tre ce l’ha fatta

Su 2.082 tirocinanti in 665 hanno un contratto, le criticità restano nei Centri per l’impiego e nei tempi della retribuzione
Stefania Barbetta, trentenne di Manoppello, ha avuto della la possibilità di trovare un posto stabile, attraverso il tirocinio di Garanzia Giovani. Diplomata in Ragioneria all’istituto tecnico Galiani di Chieti, dopo anni di precariato, finalmente il lavoro della vita.
Stefania è stata assunta presso un oleificio di Tollo, il frantoio Tiberio, azienda a conduzione familiare fondata nel 1936. Lavora nel reparto amministrazione del frantoio, e al Centro racconta la sua esperienza. A partire dal diploma.
«Per arrivare al posto fisso, l’iter è stato lungo», ricorda, «prima di arrivare al frantoio, ho sempre lavorato nei supermercati. Anche se dopo il diploma mi ero iscritta ad un corso di studi universitario, Economia e Commercio. Il quale, però, per via del lavoro, non ho potuto continuare».
In particolare, dove ha lavorato?
«Dal 2005 al 2008, ho dapprima lavorato, come cassiera, presso il supermercato Conad di Chieti Scalo. Poi, dal 2008 al 2011, sempre come cassiera, sono stata all’Ipercoop di San Giovanni Teatino. Tutti contratti a tempo indeterminato, però. Ma con l’adozione, da parte dei supermercati, della cassa automatica, alla scadenza il contratto non mi è stato rinnovato».
Quanto è stata senza lavoro? «Ho inviato molti curricula e non sono mai stata ferma. E, anche se saltuariamente, in questo periodo ho lavorato nella ristorazione. Fino a quando mi sono accorta che c’era la possibilità di partecipare ad un corso di Garanzia Giovani».
A quel punto, che cosa ha fatto?
«Mi sono iscritta ad un corso a Tollo, presso l’oleificio Tiberio. E sono stata chiamata nel maggio dell’anno scorso. Un’esperienza in cui mi sono trovata subito bene e che mi ha data la possibilità di arricchire il mio curriculum. Ho avuto la fortuna di incontrare persone disponibili, a partire dal tutor. L’unico problema, per me, era la distanza, visto che arrivavo da Manoppello. A questo, poi, era legato anche un altro problema».
Quale?
«Quello dei 600 euro che ci spettano mensilmente: arrivavano in ritardo, mentre dovevo affrontare tutti i giorni le spese per il viaggio fino a Tollo. La responsabilità non era dell’azienda, ma dell’ente che doveva erogare l’indennizzo. Però, alla fine, gli indennizzi sono arrivati, insieme col posto fisso. Ne è valsa la pena e io ora ho un posto di lavoro a tempo indeterminato».
Vito de Luca
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