Giannelli: il rilancio di Popolare di Bari passa per la Spa

Parla il nuovo presidente della banca legata all’Abruzzo «Tempi rapidi e apertura a nuovi soci sul modello Bcc»
PESCARA. Non c'è più «tempo da perdere» per la Banca Popolare di Bari che deve lavorare su più cantieri nei prossimi mesi: «La trasformazione in Spa sul modello della riforma delle Bcc, il risanamento del capitale», l'inversione della rotta operativa e il «ristabilire il dialogo con clienti, dipendenti e soci». Gianvito Giannelli, docente universitario di diritto commerciale all'Ateneo di Bari, è da mercoledì nuovo presidente della banca pugliese che in Abruzzo ha forti interessi con Tercas e Caripe. Giannelli parla delle sfide per il gruppo, con un piano di lavoro serrato che non prevede tentennamenti e ferie. «Riuniremo due consigli ad agosto» spiega, con l'obiettivo «di portare a termine il progetto entro fine 2020» se non prima.
Il neo presidente subentrato a Marco Jacobini sa di dover affrontare una delicata fase di passaggio. La banca deve affrontare 420 milioni di perdite, molti soci sono preoccupati perché pensano di non poter vendere le loro azioni, la struttura operativa ha dovuto affrontare la ristrutturazione di Tercas e stenta a seguire il passo dei cambiamenti del settore. Ma ora si cambia.
L'uscita di Jacobini, figlio del fondatore e presidente per decenni, è avvenuta sotto la spinta delle autorità di vigilanza e si è perso del tempo per attuare i necessari cambiamenti di governance e operativi.
Ora però Giannelli, che pure ben sa quali siano i limiti di un presidente sulla gestione, vuole cambiare il clima con un'opera di «mediazione e rappresentazione di tutte le anime» del gruppo, per portare avanti il progetto a lungo discusso con la stessa Banca d'Italia.
La Pop Bari seguirà così il modello delineato dalla riforma delle Bcc: una Spa “a monte” da quotare e, sotto, l'attività bancaria che mantiene la natura cooperativa. L'idea è quella di aprire così il capitale a nuovi soci come investitori istituzionali e, eventualmente, altri gruppi bancari permettendo inoltre agli attuali azionisti di avere un titolo liquido. Non è la super holding delle popolari di cui si parlava mesi fa ma un soggetto che potrebbe aggregare altri istituti, magari usando la norma del dl crescita che prevede vantaggi fiscali tramite le Dta. Ma questo potrà avvenire «solo con un progetto industriale serio» alla base, avvisa Giannelli, altrimenti ci potranno essere problemi con la Ue.
«Con l'ingresso nel cda di tre nuove figure professionali di livello», il rafforzamento del capitale e un rilancio anche operativo «contiamo di attrarre investitori» e presentarsi come un una opzione valida per altri soggetti, sottolinea. Sui nomi non si sbilancia ma quelli circolati sono la Popolare Puglia e Basilicata, la Popolare Pugliese e poi, magari in un secondo momento, istituti del centro Italia. Di certo prima c'è da ristabilire il capitale. Il contratto di capital relief con un fondo estero era lì pronto e aveva bisogno solo del cambio della governance e per questo è stato chiuso. Cartolarizza tre miliardi di crediti trasferendo il rischio al fondo Crc. Una misura tampone ma necessaria in attesa di mosse più stabili. Ma il lavoro è anche interno: «Per questo», risponde Giannelli, «occorre un maggiore coordinamento fra cda e dirigenti» allo scopo di realizzare una gestione più collegiale del gruppo. «L'idea è quella di creare uno steering commitee». Il nuovo presidente ha quindi rilevato di aver per primo incontrato dipendenti, sindacati e dirigenti e ha insistito sul tema della reputazione per «ristabilire un clima sereno con soci e clienti».
«La banca pur con i suo problemi c'è, come dimostrano i dati sugli impieghi in crescita nel bilancio che sono confortanti», ha concluso, sottolineando come «c'è spazio per una banca sul territorio che sviluppi contemporaneamente, come nel piano dell'Ad De Bustis, la banca digitale».

