Gig economy, un milione di addetti

Il guadagno va da 343 a 839 euro. La metà del personale è donna
Consegne a domicilio, babysitter, traduzioni, servizi che si scambiano attraverso piattaforme online anche per gli affitti temporanei come Airbnb. Sono tra 700mila e un milione i lavoratori della gig economy - i lavoratori on demand e quelli per i quali domanda e offerta si incontrano su piattaforme web, secondo i primi dati della ricerca della Fondazione Debenedetti presentati al Festival dell’Economi di Trento. I risultati definitivi saranno diffusi il 4 luglio. Dall’analisi sull’Italia emerge che circa la metà di chi fa questi lavori è donna, con livelli di studio elevato. Solo per 150mila, lo 0,4% dell’intera popolazione attiva, si tratta dell’unico lavoro. Gli immigrati rappresentano il 3%. Questi lavoratori vengono contrattualizzati nel 10% dei casi come cococo mentre il 50% con la collaborazione occasionale a ritenuta d’acconto. Il guadagno medio si attesta sugli 839 euro per chi lo fa come lavoro principale mentre 343 euro per chi lo fa come “lavoretto”. La ricerca, una websurvey su un campione di circa 15mila persone si è svolta dall’8 al 15 maggio e, dai dati preliminari emerge che i rider, cioè chi appunto fa consegne, rappresentano circa il 10% (e di questi circa 10mila consegnano cibo) mentre oltre il 70% dichiara di non avere bisogno di strumenti - come scooter o biciclette - se non della propria forza lavoro, come ad esempio «le cicogne», spiega Paolo Naticchioni, del centro studi dell’Inps, «cioè le babysitter e tutto il mondo della crowd economy, chi mette a posto foto o file, traduce testi, monitora siti web per vedere se ci sono cose che non possono esserci».

