Giovani farmacisti, sono 85 e aspettano una sede da dicembre

Nasce un comitato: «Un laureato su quattro è disoccupato c’è stato il concorso ma la Regione non fa le assegnazioni»
TERAMO. Si sono riuniti in un comitato, con l’obiettivo di ottenere quello che per tanti loro colleghi, ma in altre regioni, è da tempo realtà. Sono decine di farmacisti disoccupati, perlopiù giovani di Teramo, Chieti e Pescara, che attendono ormai da un anno e mezzo l’assegnazione di una sede farmaceutica. Il concorso è stato espletato, una graduatoria provvisoria c’è, ma la Regione non procede al cosiddetto “interpello”, cioè all’assegnazione.
Tutto inizia nel 2012, con il governo Monti: con un concorso straordinario per l’assegnazione di 85 sedi in Abruzzo si contava – per legge entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 1/2012 – di attivare le 85 nuove farmacie. Dopo vari tentennamenti, la Regione ha pubblicato il 10 dicembre2015 una graduatoria di merito che non è nemmeno definitiva ma provvisoria e da allora da 7 mesi tutto è fermo. Il termine previsto per la conclusione dell’iter del concorso straordinario per l’apertura delle nuove sedi farmaceutiche era marzo 2013, pena il commissariamento delle Regioni inadempienti.
«Finora la maggior parte delle Regioni tra mille difficoltà e ricorsi ha pubblicato la graduatoria definitiva, alcune hanno assegnato le sedi e hanno aperto gli esercizi farmaceutici, altre sono in procinto di farlo. Abruzzo, Campania e Sardegna sono in situazione di stallo non avendo ancora emesso la graduatoria definitiva», fanno notare dal comitato, «questa situazione sta creando problemi importanti ai quasi 2000 giovani farmacisti che vi hanno partecipato i quali si vedono bloccare la possibilità di lavorare e programmare il proprio futuro con conseguenze disastrose per loro e le loro famiglie». Molti giovani farmacisti peraltro si sono consorziati in 570 associazioni: ogni farmacia, in media, darebbe lavoro a tre-quattro professionisti.
Il dubbio che il forte ritardo sia in parte causato dalla volontà di difendere gli interessi dei “vecchi” farmacisti, i “nuovi” ce l’hanno. A questo forse si somma la lentezza del mostro-burocrazia. Fatto sta che «in un momento di ristrettezza economica e lavorativa come l’attuale (un farmacista su quattro è senza lavoro) è un compito e un dovere della politica, al di là dei proclami mediatici, sbloccare un concorso con cui si dà la possibilità a diverse figure, oltre al farmacista, di trovare occupazione senza alcun costo per le casse della collettività», fanno notare i giovani farmacisti, «e comunque tale ritardo nega un sacrosanto diritto alla salute sancito per legge a tutti gli abitanti dei piccoli comuni che ad oggi sono privi di un indispensabile servizio farmaceutico». Finora tutte le richieste e i solleciti sono stati inutili. I farmacisti vincitori chiedono che gli organi competenti spieghino loro «la reale situazione, non esistendo ad oggi nessuna sospensiva di nessun tribunale che blocchi l’iter concorsuale e chiedono al governatore Luciano D'Alfonso di dare delle chiare risposte e di intervenire affinché la situazione in stallo da troppi anni venga definitivamente risolta».
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