Giudici di pace in sciopero per 14 giorni

2 Ottobre 2019

Anche in Abruzzo la protesta per avere una retribuzione adeguata al lavoro svolto. Le cause in corso sono quasi 3mila

PESCARA. Due settimane di sciopero per i giudici di pace. Sulle loro scrivanie finisce il 65% del contenzioso che approda nei palazzi di giustizia. A proclamarlo sono stati il Coordinamento Magistratura di Pace e il Magip. Lo sciopero ha preso il via ieri e si concluderà il 14 ottobre. In Abruzzo, in base ai dati forniti dalla presidente della Corte d’appello, Fabrizia Francabandera in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019 (i dati si riferiscono al 2018), ci sono circa a 1.305 nuove cause giunte all’attenzione dei giudici di pace, alle quali si sommano le altre 1.631 pendenti. Totale, più di 2900 procedimenti.
«Cambiano i governi e le compagini politiche», dicono la presidente del Coordinamento magistratura di pace, Olga Rossella Barone e la presidente di Magip, Mariagiuseppina Spanò, «fioccano le promesse e i proclami propagandistici, ma il silenzio delle istituzioni sulla vergognosa vicenda dei giudici di pace e dei magistrati onorari di Tribunale, definiti dal ministro Bonafede pilastri della giustizia, pesa sulla vita di professionisti che stanno perdendo il lavoro e, ancora di più, sui cittadini che si vedono privati dal loro diritto ad avere una Giustizia celere ed efficiente». Il nuovo sciopero generale, a cui hanno aderito tutte le associazioni di categoria, è stato indetto «per protestare non solo contro una riforma che sta già portando al collasso l’intero comparto giustizia, ma anche contro l’ostruzionismo dello Stato Italiano a garantire ai giudici di pace e ai magistrati onorari in servizio di svolgere la propria funzione giurisdizionale in maniera autonoma fino all’età pensionabile, con una retribuzione proporzionata ed adeguata al loro ruolo professionale, nonché con un trattamento previdenziale e assistenziale conforme alle direttive europee e ai principi della costituzione italiana. Il mancato rispetto delle promesse anche da parte di questo esecutivo, che reitera la precarizzazione del giudice di primo grado e lo sfruttamento di una categoria che ha portato avanti il 65% del contenzioso nazionale, conduce alla precarizzazione del sistema giustizia e alla perdita dei diritti dei cittadini».
I giudici di pace chiedono ancora una volta al ministro Bonafede, e al Governo, «di provvedere all’immediata sospensione della riforma orlando per i giudici di pace e i giudici onorari ancora in servizio, emanando contestualmente un decreto legge che garantisca realmente alla categoria in servizio di poter svolgere il proprio lavoro fino all’età pensionabile, secondo i principi di autonomia e indipendenza propri dell’Ufficio del Giudice di Pace, e delle funzioni giurisdizionali e requirenti svolte all’interno dei Tribunali e Procure, con una retribuzione proporzionata e adeguata al lavoro svolto, nonché con un trattamento previdenziale e assistenziale conforme alle direttive europee e ai principi della Costituzione italiana».
Ed è proprio un giudice di pace abruzzese, in servizio al tribunale dell’Aquila, che nei mesi scorsi ha rimesso gli atti alla Corte di giustizia dell’Unione eureopea sollevando una serie di questioni.
Tra queste, le domande per sapere «se sussistono ragioni oggettive che giustifichino un trattamento economico e giuridico discriminatorio dei giudici di pace; se l’assenza di eque condizioni di lavoro in favore dei giudici di pace ne pregiudichi l’indipendenza e l’imparzialità».
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