Giustizia, sciopero in vista

1 Settembre 2017

Giudici di pace e pm onorari contro la riforma del ministro Orlando

PESCARA. Autunno caldo in vista, anche in Abruzzo, per la giustizia. Con le organizzazioni di rappresentanza dei giudici di pace e dei magistrati onorari sul piede di guerra e le procedure per la proclamazione di un nuovo sciopero di categoria, il nono degli ultimi mesi, già avviate. Pomo della discordia, la contestata riforma della magistratura onoraria, sulla quale sono attese il 22 novembre prossimo le determinazioni della Commissione e del Parlamento Ue in occasione della seduta pubblica per le petizioni a Bruxelles. Oltre al pronunciamento della Corte di Giustizia di Lussemburgo, alla quale sono pervenute due ordinanze pregiudiziali. Nel mirino, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, reo, secondo le organizzazioni di categoria, di non aver «tenuto fede a nessuno degli impegni assunti». Su una riforma che «si pone apertamente in contrasto con i più elementari principi di diritto comunitario e costituzionale, accentuando ogni aspetto di precariato del rapporto lavorativo dei magistrati onorari e dei giudici di pace», accusano la presidente e il segretario delle rappresentanze dei giudici di pace e dei magistrati onorari, la chietina Maria Flora Di Giovanni e Alberto Rossi.
«Gli effetti deflagranti di una riforma che affosserà la Giustizia in Italia, depauperandola dell’apporto decisivo ed insostituibile della magistratura onoraria, si sta già toccando con mano in questi giorni nelle Procure della Repubblica, che non sono in grado di garantire l'obbligatoria presenza nei procedimenti di asilo politico e nelle altre procedure di volontaria giurisdizione, non essendo più le funzioni civili delegabili ai pubblici ministeri onorari», accusano. Puntando il dito contro la «politica giudiziaria fallimentare» del ministro Orlando, «che comporterà anche un gravissimo danno erariale, quantificabile in miliardi di euro, per i risarcimenti che dovranno essere versati ai giudici di pace ed ai magistrati onorari». Anche «alla luce della decisione della Commissione Europea del giugno 2016 e dell’imminente decisione della Corte di Giustizia Europea, dall’esito altrettanto scontato e contrario al governo italiano». E non è tutto. «Stiamo predisponendo centinaia di atti di intervento dinanzi alla Corte di Giustizia Europea - concludono Di Giovanni e Rossi - dove presenzieremo in massa alla pubblica udienza che si terrà a Lussemburgo». (cr.re.)