Gran Sasso, il commissario è un miraggio

Il premier Conte non firma la nomina decisa 3 mesi fa. Imprudente: ritardo inaccettabile, manca la sicurezza per l’acqua
L’AQUILA. La nomina del commissario del Gran Sasso resta un miraggio. Tre mesi di ritardo mettono a rischio 700mila abruzzesi. Attraverso il Centro, l’assessore leghista Emanuele Imprudente, vice presidente della giunta Marsilio, lancia un ultimo appello.
Imprudente, perché il ritardo e di chi è la colpa?
«In appena due mesi, dopo esserci insediati, abbiamo approvato una delibera che chiedeva lo stato di calamità, trasmettendo al vecchio governo la nostra proposta recepita in tempi brevissimi. Ad agosto quindi c’è stata l’intesa tra Regione e Mit (ministero Infrastrutture e Trasporti, ndr) sul nome di Corrado Gisonni, ingegnere, professore ordinario di costruzioni idrauliche e vicedirettore del dipartimento di ingegneria della seconda università di Napoli. Ma tutto è ancora: il premier Giuseppe Conte non lo ha mai nominato. Di chi è la colpa? Quali sono i motivi? Non li conosco, ma ciò che sta accadendo è inaccettabile per l’Abruzzo»
Perché l’emergenza Gran Sasso?
«Facciamo un passo indietro nel tempo, a quando, più di due anni fa, vennero rinvenute tracce di sostanze contaminanti nell’acquifero del Gran Sasso che serve un bacino di 700mila utenti: più di metà degli abruzzesi. Noi, oggi, dobbiamo far convivere, senza alcun rischio, l’acquifero, l’autostrada A24 che passa nel traforo e l’Istituto nazionale di fisica nucleare. La nomina del commissario serve proprio per avere tempi certi e procedure semplificate per mettere in atto gli interventi di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso, unico al mondo nel suo genere».
Qual è la somma già decisa ma ancora ferma e quindi inutilizzata?
«È una somma consistente di 120 milioni di euro, certamente non sufficiente ma che avvia la progettazione del tipo di intervento da mettere in atto. Esistono diverse ipotesi progettuali per impermeabilizzare l’autostrada e i laboratori in mondo da scongiurare altre emergenze ambientali, ma non esiste ancora alcuno studio definitivo»
Questo ritardo allarmante può avere delle conseguenze per la nostra regione. Secondo lei quali sono o quali potrebbero essere?
«Speriamo che non ci siano ma ogni giorno in più che passa aumenta la situazione di rischio».
Un’emergenza che in realtà c’è già stata quest’anno ma è rimasta segreta per mesi. Vero?
«Non voglio essere una Cassandra ma, a mio parere, non c’è più tempo da perdere. Le condizioni ci sono tutte per chiudere la partita su quel nominativo ma davvero non si capisce per quale motivo il premier Conte non firmi la nomina».
Che cosa intende fare la Regione per sbloccare questa situazione di stallo?
«La Regione ha innanzitutto già pianificato un complesso e rigido protocollo con tutti i portatori di interesse, da Strada dei Parchi, ai laboratori, alle prefetture. La Regione sta anche interloquendo in tutti i modi con il Governo centrale, senza ottenere però risultati. Oggi, come vicepresidente della giunta, lancio un appello a tutte le forze politiche abruzzesi e alle parti in causa di farsi parti attive per la nomina del commissario».
Un’ultima domanda: la nomina prevede tre anni di tempo a disposizione del commissario Gisonni. Ma basteranno tre anni per progettare la messa in sicurezza del sistema acquifero del Gran Sasso?
«Con tre anni, se tutto filerà liscio, si riuscirà solo a terminare la progettazione. L’intervento vero e proprio sarà unico al mondo perché solo in Abruzzo, dentro l’acqua, convivono autostrada e laboratori. Occorrerà molto più tempo. Ecco perché chiedo di non perdere più tempo. Lo dico al premier Conte e al governo. Il mio è un ultimo appello. È ora di firmare la nomina. Punto e basta»

