Gran Sasso, Marsilio chiede più poteri

Il governatore: «Tecnici esterni qualificati e maggiori fondi per la struttura regionale che affiancherà il commissario»
PESCARA . Tre modifiche per rendere “l’emendamento Gran Sasso” più aderente alle effettive necessità della messa in sicurezza del capitale idrico della montagna abruzzese. Una risorsa che dà da bere a 700mila abruzzesi. A presentarle è stato direttamente il presidente della Regione, Marco Marsilio. Le proposte ricalcano le decisioni assunte dal Governo per la ricostruzione del Ponte Morandi, a Genova, crollato il 14 agosto del 2018: facilitare la ricerca di professionisti esterni particolarmente qualificati, che non si trovano all’interno delle pubbliche amministrazioni; adeguare l’indennità percepita dal commissario, che si assume una responsabilità altissima; adeguare anche il plafond finanziario.
Sì, perché se è vero che la ricostruzione del Morandi sarà a carico della società concessionaria, è anche vero che il governo (nel decreto Genova) prevede una garanzia da 30 milioni all’anno per 12 anni, in caso di inadempienza nei pagamenti da parte del privato. Per il Gran Sasso, invece, sono stati stanziati 124,5 milioni di euro. Le proposte vanno nella direzione di rendere più forte la struttura di missione che supporterà il commissario.
TECNICI QUALIFICATI. «Con le norme descritte nel testo del Governo, infatti, sarà difficile reclutare esclusivamente tra le pubbliche amministrazioni il personale con adeguate competenze», dice Marsilio, «e sarà impossibile avvalersi di tecnici qualificati esterni alle pubbliche amministrazioni. Le modifiche richieste ricalcano di pari passo le misure che lo stesso Governo ha previsto un anno fa per la ricostruzione del Ponte di Genova. Sarebbe curioso che per una attività sicuramente meno complessa di quella della messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso vi siano incentivi e modalità di reclutamento più elevati».
IN SENATO. L’emendamento Gran Sasso è inserito nel disegno di legge di conversione del decreto “Sblocca cantieri”, in discussione al Senato. Mercoledì scorso l’esame del provvedimento era stato rimandato a ieri, dopo il question time. Poi, nel tardo pomeriggio i capigruppo hanno deciso lo slittamento della discussione, rimandata alle 9.30 di martedì.
IL SUB EMENDAMENTO. Perplessi anche gli ambientalisti dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso. «Nessuna partecipazione», dicono, «fondi insufficienti, poca chiarezza su cosa si farà». Per questo la senatrice Loredana De Petris (Leu) ha presentato un sub-emendamento «che può superare parte dei problemi. Tutti i parlamentari abruzzesi sono invitati a sostenerlo». Secondo gli ambientalisti «si è così scelto di ripercorrere la strada del 2003 agendo ancora una volta in un regime di straordinarietà nominando un commissario espressione del Governo d’intesa con la Regione. Non sono previsti strumenti di informazione ai cittadini: in questo modo, come già avvenuto con il commissariamento Angelo Balducci, nessuno potrà sapere cosa si sta facendo».
IL PRECEDENTE DEL 2003. Nel 2003 furono spesi 84 milioni di euro per la messa in sicurezza delle falde, ma lo stesso commissario Balducci, nella sua relazione finale segnalava la necessità di «ulteriori interventi», dal momento che quelli effettuati non potevano essere considerati esaustivi.
DOV’È LA PARTECIPAZIONE. Secondo gli ambientalisti, nell’emendamento attualmente all’esame del Senato «è esclusa qualsiasi partecipazione alla società civile: né nella struttura commissariale, né nella cabina di coordinamento presieduta dal presidente della Regione è prevista la partecipazione di rappresentanti delle associazioni che per prime hanno evidenziato i problemi su cui oggi si vuole intervenire.
POCHI SOLDI. La somma stanziata per gli interventi è di 120 milioni di euro in tre anni «a fronte di un fabbisogno di 172 milioni stimati dalla Regione. Nell’emendamento», incalza l’Osservatorio, «è prevista la deroga all’articolo che stabilisce le distanze di sicurezza delle strutture potenzialmente inquinanti dai punti di captazione delle acque destinate al consumo umano e non si fa alcun accenno alla necessità di portare via le sostanze pericolose stoccate nei Laboratori». Il sub emendamento, spiega invece la senatrice De Petris, «chiede di cancellare la possibilità di deroga dalle norme di sicurezza e di difesa dell’ambiente e del paesaggio, di istituire canali di informazione e partecipazione con le associazioni e la società civile e di garantire la delocalizzazione di tutte le sostanze pericolose».
LA REPLICA DI BERARDINI. Non si è fatta attendere la replica agli ambientalisti da parte di Fabio Berardini, deputato del Movimento 5 Stelle, che invita le associazioni a riconoscere «il grande lavoro del ministro Toninelli dopo decenni di immobilismo». Tanto per cominciare Berardini chiarisce che «il Movimento 5 Stelle non accetta alcuna deroga alla normativa di tutela ambientale. Le nuove disposizioni che verranno introdotte dall’emendamento al Decreto Sbloccacantieri, infatti, serviranno esclusivamente per l’effettuazione dei lavori di messa in sicurezza che, al contrario, non potrebbero essere avviati». E ancora: «I lavori verranno seguiti ed analizzati da una cabina di regia regionale, con a capo il presidente della Regione Marsilio che avrà il compito di coordinamento e di comunicazione alla collettività proprio sullo stato di avanzamento Solo il Movimento 5 Stelle, infatti, ha avuto il coraggio di intervenire su questa annosa vicenda con decisione. La tutela dell’acqua e dell’ambiente rimane una nostra priorità ed è per questo che nella cabina di regia che si occuperà della vigilanza sui lavori di messa in sicurezza dovranno essere inseriti anche i rappresentati delle Asl di Teramo e L’Aquila».

