Gran Sasso, pronto lo studio sulla sicurezza

Lolli annucia lavori per impermeabilizzare il sistema idrico. Ma la montagna non sarà perforata
L’AQUILA . Nessuna nuova perforazione sotto la montagna del Gran Sasso, già alterata dagli imponenti lavori per realizzare l’autostrada e la galleria, come era stato inizialmente ipotizzato per cercare altra acqua per un nuovo sistema di captazione. La montagna non si tocca più. Allora, come mettere in totale e definitiva sicurezza il bacino idrico del Gran Sasso, su cui sono puntati gli occhi di comitati, cittadini, ambientalisti preoccupati per la qualità dell’acqua che scorre a ridosso dell’autostrada e dei Laboratori nazionali di fisica nucleare? Si riparte da quello che c’è.
A spiegarlo è il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, in una conferenza stampa tenuta ieri mattina a palazzo Silone. Una risposta arrivata a stretto giro alle critiche sollevate il giorno prima dal Movimento per la mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso. Carte alla mano, gli ambientalisti hanno sollevato la persistente violazione della direttiva Seveso sulla sicurezza e il mai approvato piano di emergenza interno ed esterno. Una direttiva, ha spiegato Lolli, arrivata molti anni dopo l’avvio di alcuni dei più importanti esperimenti, come Borexino, che sarà dismesso nel 2020, mentre gli altri saranno «regolarizzati». È già stato concluso e verrà consegnato nelle mani della Regione lo studio commissionato ai Lnfn e alla Società Strade dei Parchi per l’elaborazione di un progetto di messa in sicurezza «a partire dall’esistente», e che dovrà poi essere portato alla commissione tecnica che si riunisce periodicamente, che dovrà approvarlo e infine presentato all’opinione pubblica e ai ministeri.
Un progetto che a grandi linee prevede di sostituire il pvc dei tubi con materiale inox flessibile, mentre il manto autostradale e tutte le strutture a contatto con l’ambiente saranno interamente impermeabilizzati con nuove tecnologie. Stesso discorso varrà per i Laboratori. Un sistema malconcepito – come ha detto più volte Lolli – non efficacemente impermeabilizzato, e questo ha provocato in passato (due volte nel giro di un anno) casi di contaminazione anche se molto al di sotto della soglia dell’emergenza. Un’acqua, quella del Gran Sasso, «assolutamente potabile e la più controllata del pianeta», ha ribadito Lolli, «visto che i due gestori hanno predisposto due spettrometri di massa che hanno portato da 700 a 4.500 i controlli nell’ultimo anno». Ma il rischio che prima o poi qualcosa sfugga di mano «potenzialmente esiste». In 40 anni non è mai stata ufficializzata una concessione per la gestione dell’acqua. «Stiamo predisponendo una concessione temporanea», spiega Lolli, «soltanto dopo la messa in sicurezza potremo provvedere a una concessione definitiva».
Un altro problema emerso in questo anno di passione e di tavoli tecnici, è che «due frazioni del Comune di Isola del Gran Sasso bevono acqua al di fuori del sistema di depurazione, per cui ora la società acquedottistica Ruzzo ha individuato alcune sorgenti alternative». Si tratta di lavori di decine di milioni, che dovrà sostenere lo Stato, «perché riguardano un bene di tutta la collettività italiana», ha detto Lolli. Durante questo lungo periodo di lavori l’acqua sarà intorpidita: «Per questo abbiamo individuato un sistema di potabilizzazione che resterà attivo anche dopo».
Marianna Gianforte

