Grandi numeri per “Prima secca”

Giulianova, positivo bilancio dell’Ente Porto: 10mila i visitatori al festival gastronomico
L’APPELLO
Senza raccomandazioni
non si trova lavoro
Cara redazione, oggi vi scrivo perché voglio sfogarmi di una terribile realtà da cui non riesco a emergere. Ho 36 anni, sono sposato da 11 e aspettiamo il 4 figlio. Purtroppo non ho avuto una bellissima infanzia, dalla perdita prematura di un padre alle mille difficoltà che ho dovuto affrontare per tirare su la mia famiglia d'origine a quella attuale.
Arrivo al dunque: lavoro da quando ero molto piccolo, infanzia non vissuta per nulla, solo lavoro e scuola, mi sono poi diplomato perché mio padre ci teneva moltissimo e perché lui era anche convinto che con il famoso "pezzo di carta" si trovava lavoro più facilmente. Bene io mi ritrovo oggi senza lavoro, spesso obbligato a dire no ai miei figli, con enormi difficoltà ad arrivare a fine mese. I sostegni per le famiglie in difficoltà sono purtroppo pochi e non abbastanza da poterci sostenere ed arrivare a fine mese. Unica nostra grande fortuna e che viviamo in una buona casa lasciatami da mio nonno materno, ma per il resto siamo sul lastrico. Sono arrivato al punto di rivendermi tante cose di casa per poter pagare qualche bolletta, davvero molto difficile andare avanti. Io, come anticipato, sono diplomato all’Istituto Alberghiero, ma dopo tanti anni nel mondo della ristorazione ne voglio scappare via, perché reputo questo settore anti-famiglia, orari assurdi per davvero due soldi, diciamo che sono stato sfruttato abbastanza per dire definitivamente addio a questo mondo. Sia chiaro che non critico la categoria di persone che lo fa per grande passione e per scelta di vita, parlo a nome di persone come me, che vivono di stagioni estive o invernali da nomadi passando da un locale all'altro. Sono lavori che possono fare i ragazzini per le famose gavette, ma dopo quasi 25 anni sono stufo di vivere in condizioni da non poter vedere i miei figli, di lavorare anche più di 10 ore al giorno, di avere contratti assurdi. Io in tanti anni, non ho mai conosciuto la parola ferie, 13 esima o 14 esima… Penso sia abbastanza ingiusto per un padre, che oltre al lavoro ha una vita da vivere con la moglie e con i figli che ha messo al mondo. Ho deciso di fare come molti miei conoscenti, ex colleghi e amici: cambiare tipologia di lavoro. Credetemi ci provo in tutti i modi, ma la risposta più assurda ed allucinante che mi sento rispondere ogni volta è "conosci qualcuno?" In pratica dovrei portarmi dietro non il mio curriculum ma un pezzo grosso della politica o un vescovo per “poter lavorare”, una cosa allucinante. Non sono un uomo ambizioso, non lo sono mai stato, voglio solo lavorare le mie giuste ore e poi correre a fare il papà e il marito, non mi sembra di chiedere la luna. Ho mandato online e portato di persona curriculum a tante strutture: cercando lavoro nei supermercati, nelle aziende come operaio alla produzione, come guardia giurata o vigilanza non armata, nelle mense delle case di cura.
Sapete cosa vogliono? Le conoscenze…
Sono anni che cerco di cambiare la mia vita lavorativa, dando una speranza al futuro della mia famiglia, ma alla fine devo tornare a fare lavoretti extra per fare la spesa o per pagare una bolletta, soffrendo di depressione e prendendo medicine contro l'ansia.
Avevo anche pensato di incatenarmi davanti al Comune di Pescara, di fare un gesto che richiamasse l'attenzione di qualcuno che mi potesse aiutare. Perché negare la possibilità a un padre di essere felice e vivere la vita insieme alla sua famiglia? Questo mio problema accomuna milioni di persone che come me lottano tutti i giorni per la pagnotta, alla fine si trovano a fare gesti disperati, a discutere con i propri cari e finire con separazioni e divorzi. Spero con tutto il mio cuore di poter ritrovare la felicità, ho la mia famiglia è vero, ma la devo anche mantenere, non possiamo vivere di aiuti Caritas a vita. Dio mi ha fatto sano, voglio lavorare. Vi prego, aiutateci.
Maichol Troilo
Senza raccomandazioni
non si trova lavoro
Cara redazione, oggi vi scrivo perché voglio sfogarmi di una terribile realtà da cui non riesco a emergere. Ho 36 anni, sono sposato da 11 e aspettiamo il 4 figlio. Purtroppo non ho avuto una bellissima infanzia, dalla perdita prematura di un padre alle mille difficoltà che ho dovuto affrontare per tirare su la mia famiglia d'origine a quella attuale.
Arrivo al dunque: lavoro da quando ero molto piccolo, infanzia non vissuta per nulla, solo lavoro e scuola, mi sono poi diplomato perché mio padre ci teneva moltissimo e perché lui era anche convinto che con il famoso "pezzo di carta" si trovava lavoro più facilmente. Bene io mi ritrovo oggi senza lavoro, spesso obbligato a dire no ai miei figli, con enormi difficoltà ad arrivare a fine mese. I sostegni per le famiglie in difficoltà sono purtroppo pochi e non abbastanza da poterci sostenere ed arrivare a fine mese. Unica nostra grande fortuna e che viviamo in una buona casa lasciatami da mio nonno materno, ma per il resto siamo sul lastrico. Sono arrivato al punto di rivendermi tante cose di casa per poter pagare qualche bolletta, davvero molto difficile andare avanti. Io, come anticipato, sono diplomato all’Istituto Alberghiero, ma dopo tanti anni nel mondo della ristorazione ne voglio scappare via, perché reputo questo settore anti-famiglia, orari assurdi per davvero due soldi, diciamo che sono stato sfruttato abbastanza per dire definitivamente addio a questo mondo. Sia chiaro che non critico la categoria di persone che lo fa per grande passione e per scelta di vita, parlo a nome di persone come me, che vivono di stagioni estive o invernali da nomadi passando da un locale all'altro. Sono lavori che possono fare i ragazzini per le famose gavette, ma dopo quasi 25 anni sono stufo di vivere in condizioni da non poter vedere i miei figli, di lavorare anche più di 10 ore al giorno, di avere contratti assurdi. Io in tanti anni, non ho mai conosciuto la parola ferie, 13 esima o 14 esima… Penso sia abbastanza ingiusto per un padre, che oltre al lavoro ha una vita da vivere con la moglie e con i figli che ha messo al mondo. Ho deciso di fare come molti miei conoscenti, ex colleghi e amici: cambiare tipologia di lavoro. Credetemi ci provo in tutti i modi, ma la risposta più assurda ed allucinante che mi sento rispondere ogni volta è "conosci qualcuno?" In pratica dovrei portarmi dietro non il mio curriculum ma un pezzo grosso della politica o un vescovo per “poter lavorare”, una cosa allucinante. Non sono un uomo ambizioso, non lo sono mai stato, voglio solo lavorare le mie giuste ore e poi correre a fare il papà e il marito, non mi sembra di chiedere la luna. Ho mandato online e portato di persona curriculum a tante strutture: cercando lavoro nei supermercati, nelle aziende come operaio alla produzione, come guardia giurata o vigilanza non armata, nelle mense delle case di cura.
Sapete cosa vogliono? Le conoscenze…
Sono anni che cerco di cambiare la mia vita lavorativa, dando una speranza al futuro della mia famiglia, ma alla fine devo tornare a fare lavoretti extra per fare la spesa o per pagare una bolletta, soffrendo di depressione e prendendo medicine contro l'ansia.
Avevo anche pensato di incatenarmi davanti al Comune di Pescara, di fare un gesto che richiamasse l'attenzione di qualcuno che mi potesse aiutare. Perché negare la possibilità a un padre di essere felice e vivere la vita insieme alla sua famiglia? Questo mio problema accomuna milioni di persone che come me lottano tutti i giorni per la pagnotta, alla fine si trovano a fare gesti disperati, a discutere con i propri cari e finire con separazioni e divorzi. Spero con tutto il mio cuore di poter ritrovare la felicità, ho la mia famiglia è vero, ma la devo anche mantenere, non possiamo vivere di aiuti Caritas a vita. Dio mi ha fatto sano, voglio lavorare. Vi prego, aiutateci.
Maichol Troilo

