“Guerra” dell’acqua, scagionati i Comuni

Sentenza pilota sui prelievi nei fiumi: non sono responsabili dei danni alle centrali idroelettriche
ROMA. I Comuni e i Consorzi che prelevano acqua da destinare al consumo idropotabile impoverendo la portata dei fiumi non producono alcun danno alle centrali idroelettriche che si trovano a valle e, pertanto, ogni richiesta risarcitoria, nei confronti degli stessi Comuni, per la riduzione di produzione di energia elettrica e da ritenersi non motivata.
È quanto ha stabilito il Tribunale superiore delle acque pubbliche, con una sentenza in appello al primo grado emessa lo scorso febbraio, giudicando una controversia tra Enel Green Power spa da una parte, il Consorzio Acquedottistico Marsicano e il Comune di Castellafiume (L'Aquila) dall'altra.
In sostanza il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha ritenuto che l'acqua che viene captata a monte degli impianti delle centrali idroelettriche non determina la sottrazione definitiva dell'acqua prelevata dal bacino «atteso che l'acqua potabile consumata da qualsiasi comune, e quindi anche da quelli consorziali, torna nel corso a valle dopo essere stata depurata oppure no e quindi le relative portate non sono affatto sottratte al bacino».
Con questa decisione il Comune di Castellafiume non dovrà sborsare la somma di due milione di euro che l'Enel Green Power spa aveva chiesto a titolo di risarcimento per il preteso danno causato dalla riduzione della portata di acqua del fiume Liri e quindi dalla diminuzione della produzione di energia elettrica.
La vicenda si trascina da diversi anni, da quando cioè l'Enel spa titolare di numerosi impianti idroelettrici alimentati dalle acque del fiume Liri e dei suoi affluenti avviò la causa civile nei confronti dei Comuni di Castellafiume, Consorzio Acquedottistico marsicano e Regione Abruzzo sostenendo che Enti e Consorzio avrebbero captato l'acqua, per scopi idropotabili, senza titolo concessorio, causando un danno alla produzione elettrica.
Facendo propria la tesi del difensore del Comune di Castellafiume, l'avvocato Moreno di Cintio, il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha ritenuto che, nonostante «l'illecito prelievo», l'Enel non tenendo conto «della incidenza della restituzione delle acque a monte delle centrali sulla riduzione in concreto dell'energia prodotta in tali impianti ha finito con il trasformare, suggestivamente, l'acqua in petrolio».
La sentenza è impugnabile in Cassazione . Di certo c’è che a questa sentenza faranno riferimento le altre cause in corso che interessano altri Comuni abruzzesi . Comuni che possono tirare un sospiro di sollievo per le loro casse. Almeno per ora.

