Gustav Thoeni: quel primo titolo vinto sulle nevi dell’Abruzzo

8 Febbraio 2021

«Il Covid è un colpo al turismo invernale, speriamo di poter riaprire entro febbraio» 

PESCARA. Come un ballerino in mezzo ai pali. Una sciata elegante ed essenziale, una concentrazione di acciaio e alta competitività con qualsiasi tipo di neve. Il suo nome evoca il ricordo di una valanga, di colore azzurro, che dal 1974 (slalom di Berchtesgaden in Germania, con 5 azzurri nei primi 5 posti) al 1979, ha trasformato i sogni dei tifosi italiani in realtà e ancora oggi rappresenta uno dei massimi momenti di esaltazione dello sport nazionale. Un gruppo di sciatori, capaci di unire qualità individuali e spirito di squadra, dominò le nevi di tutto il mondo. Per autorevolezza e risultati il riconosciuto ruolo di condottiero di quella squadra appartiene a Gustav Thoeni. Sciatore di poche parole ma grande personalità, pur nato e cresciuto nelle valli ai piedi dello Stelvio ha un particolare legame con l’Abruzzo. Oggi alle soglie del 70esimo anno di età (il 28 febbraio) e in concomitanza con l’avvio dei Giochi di Cortina, si racconta.
Gustav, il Covid ha sconvolto la vita di tutti e ha causato danni enormi agli operatori in montagna. Lei ha anche un albergo, a Trafoi, in Alto Adige: come pensa si dovesse affrontare l’emergenza?
Non è facile parlare di questo argomento, forse si è partiti troppo tardi e si doveva chiudere prima, ma le altre nazioni non lo hanno ritenuto importante. È difficile dare un giudizio, ma speriamo di riaprire entro febbraio (il 15 è la data indicata dal Comitato tecnico scientifico) e salvare una parte della stagione. Quella del periodo natalizio e di gennaio è andata.
Qual è il suo rapporto con l’Abruzzo?
Lo conosco, sono stato lì diverse volte. Pensate che a Pescasseroli nel campionato italiano juniores del 1966, ho vinto il primo titolo. Poi, quando ero in squadra e per la coppa Europa, ho sciato tanto e fatto diversi viaggi anche in Abruzzo. Conosco bene le stazioni sciistiche, come Roccaraso e anche Campo Imperatore.
Se avesse potuto gareggiare con l’attuale dotazione tecnica e materiali più moderni la sua carriera, già impressionante, avrebbe potuto regalarle ulteriori soddisfazioni?
Questo non lo so, ogni periodo è quello che è. È una cosa che si può ipotizzare, mi sarebbe piaciuto usare i materiali di adesso, ma non si può dire. Credo che dipenda molto dagli avversari. È stato bello, ma è più stressante oggi. All’epoca c’erano solo le televisioni nazionali, oggi tra sponsor e testate di ogni tipo è diverso. Allora si era molto più liberi.
Thoeni è un’icona dello sport. Oltre ai suoi innumerevoli successi, ritiene che il suo comportamento esemplare anche fuori dalle piste abbia inciso nella considerazione che tutti hanno di lei?
Non sta a me dirlo, io sono così, mi sono sempre comportato così: molto riservato, parlavo poco. Un po’ è la mia vita, l’indole e il carattere. Se assomiglio a Del Piero? Mi piace pensarlo, lui è stato un grande calciatore e con la nazionale ha ottenuto tanti successi. Un personaggio vero.
Nel corso della carriera ha affrontato sciatori fortissimi, ma credo che Stenmark sia stato quello più competitivo. Che rapporto aveva con lui?
In quel periodo c’erano prima i francesi, poi Piero Gros con cui sono molto amico. Anche con Ingmar Stenmark il rapporto è sempre stato buono. Era molto riservato, addirittura parlava meno di me e ci vedevamo solo in pista. Due anni fa ci siamo rincontrati, è stato bello.
Lei ha allenato Alberto Tomba e sono in molti a credere che senza la sua guida lui non avrebbe ottenuto così tanti successi in carriera. Come si concilia un carattere come il suo con l’esuberanza del campione bolognese?
È l’equilibrio giusto, ci siamo trovati bene. Alberto con me si è allenato molto: un po’ mi sono adeguato io a lui e un po’ lui a me. In pista si è sempre molto impegnato.
Si è fatto portavoce in Abruzzo della legge Reasta (che prevede una compartecipazione alle spese da parte di chi viene soccorso in caso di comportamento imprudente), con Paolo De Luca, maestro di sci e accompagnatore di media montagna di Pietracamela (fra i consulenti che la Regione ha interpellato per la redazione del progetto di legge). La legge si è arenata.
Non ho fatto più di tanto, ma ho condiviso con il mio amico De Luca una legge importante. Sull’iter poi dipende dai punti di vista e dalla politica che deve sempre dare la benedizione.
Quale consiglio darebbe a un bambino che dimostri talento sugli sci?
Importante è sempre mantenere serenità e avere passione, entusiasmo. Poi la voglia di fare, che è la cosa più importante. Senza trascurare impegno e allenamento.
Tra gli atleti della Nazionale c’è qualcuno che possa ripercorrere le sue orme?
Al momento abbiamo le ragazze che si dimostrano forti, gli uomini un po’ meno, ma diversi giovani vanno molto bene, particolarmente in discesa con Paris e Hinneofer. Hanno entrambi ottime possibilità. Mi spiace per Sofia Goggia, avrebbe fatto molto bene.
Quando la rivedremo in Abruzzo?
Voglio tornare presto in Abruzzo: dopo tanta montagna durante l’anno, in estate magari organizzo una vacanza al mare in Abruzzo. Facciamo passare questo periodaccio e poi vediamo.
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