Helen Mirren, la diva «contadina»

1 Luglio 2020

Diretta dai più grandi in film drammatici e commedie ha scelto l’Italia con Virzì e ama Zalone

Può essere Caterina la Grande o Elisabetta II, Fata Morgana (Excalibur) o Prospero al femminile (La Tempesta), perversa seduttrice (Cortesie per gli ospiti) o moglie e sodale del maestro della suspense (Hitchcock).
In una settantina di film l’attrice inglese Helen Mirren ha offerto una straordinaria e variegata galleria di personaggi sempre incisivi, animati con superlativa ed eclettica bravura. L’hanno diretta firme come Ken Russel, Sidney Lumet, István Szabó, Robert Altman, Peter Greenaway, Julie Taymor. È passata con autoironia dai film drammatici a prodotti ludici come Red o Fast & Furious, mantenendo intatta l’aura di grande interprete.
Più che meritato il Premio alla carriera che le sarà consegnato domenica 5 luglio a Pescara, al teatro monumento D’Annunzio, nel gala dei 47esimi Premi Internazionali Flaiano (ore 20.30), cerimonia dedicata alle sezioni cinema, teatro, radio, televisione, giornalismo.
Il Premio Flaiano segue di pochi mesi l’Orso alla carriera avuto da Mirren all’ultima Berlinale e si aggiunge a uno sfolgorante palmarès comprendente un Oscar, tre Golden Globe, Coppa Volpi della Mostra di Venezia, quattro Bafta, altrettanti Emmy Awards. Affascinante anche a 75 anni (il 26 luglio) tanto da essere scelta da L’Oréal come ambassador, “titolo” glamour che si affianca a quello onorifico di Dama dell’Impero britannico assegnatole dalla regina Elisabetta, Helen Mirren nata Mironof in una famiglia di origine russa (il nonno paterno Piotr era un nobile, colonello dell’esercito zarista) ha sempre avuto un affetto speciale per l’Italia, ama il nostro cinema, di ieri e di oggi (è fan di Checco Zalone), parla italiano, ha una masseria in Puglia e si dichiara una «contadina salentina». Peccato che tra i registi italiani solo Paolo Virzì l’abbia chiamata, per il toccante Ella & John, quasi un quarantennio dopo il Caligola di Tinto Brass (Mirren era la quarta moglie Cesonia); nel 2005 un corto del videoartista Francesco Vezzoli. Helen Mirren arriverà a Pescara dagli Stati Uniti insieme al marito regista Taylor Hackford, col quale ha trascorso l’isolamento sul lago Tahoe, recitando sonetti su Instagram per i suoi 868mila followers.
In attesa di consegnarle il riconoscimento alla carriera, i Premi Flaiano omaggiano la diva proponendo venerdì 3, chiusura del Flaiano Film Festival, un trittico di titoli scelti dal direttore artistico Riccardo Milani: alle 18.30 Amore cucina e curry (2014, 124’) di Lasse Hallström, alle 20.30 The Queen (2006, 100’) di Stephen Frears, alle 22.45 Woman in Gold (2015, 110’) di Simon Curtis.
Cibo e contaminazioni culturali nella commedia Amore cucina e curry, in cui Helen Mirren è la snob chef internazionale Madame Mallory, premiata dalla Guida Michelin. Madame si oppone all’apertura di una piccola tavola calda indiana davanti al suo rinomato ristorante Le Saule Pleureur, in un paesino nel sud della Francia. Inizialmente farà la guerra al cuoco Hassan (Manish Dayal) e ai familiari arrivati da Mumbai. Ma quando scoprirà il talento del giovane sarà lei stessa a insegnargli i segreti della cucina francese.
Dell’osannato The Queen, che valse a Mirren ogni premio, dall’Oscar alla Coppa Volpi, si sa tutto. Racconta la crisi che rischiò di travolgere la monarchia britannica dopo la morte a Parigi il 31 agosto 1997 di Diana, “principessa del popolo” come la definì Tony Blair (Michael Sheen). Il premier fu il tessitore dell’operazione per riavvicinare Elisabetta II, mirabilmente interpretata da Mirren, a un popolo che soffriva e vedeva la sovrana fredda e distante, arroccata a Balmoral con la famiglia (il cui motto, non ufficiale, è “never complain, never explain”).
Riapre le ferite inferte dal nazismo anche all’arte Woman in Gold, che nel titolo allude al celebre dipinto di Klimt “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”, confiscato dai tedeschi a una ricca famiglia ebrea viennese poco prima della guerra. Nel film la storia vera di Maria Altman (Mirren), sfuggita alle persecuzioni razziali emigrando negli Stati Uniti. All’inizio degli anni ’90 Maria affronta una lunga causa legale contro lo Stato austriaco per riavere alcune opere d’arte appartenute alla sua famiglia, tra cui il ritratto della zia Adele. Sarà Davide contro Golia.
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