I 5 Stelle: pericolo trivelle battaglia in Parlamento

Vacca e Colletti contro la legge che sfila alle Regioni la competenza sull’energia «Abruzzo a rischio, Legnini lavori per eliminare quelle norme o si dimetta»
PESCARA. «Faremo una battaglia in Parlamento per contrastare un “decreto vergogna” e proveremo ad affossare questa svendita del nostro territorio che non porterà nessun beneficio economico agli abruzzesi». Ad annunciarlo è il Movimento 5 Stelle regionale, che critica duramente il decreto “Sblocca Italia” che di fatto toglie a Regioni ed enti locali ogni competenza in materia energetica. I grillini lanciano anche un appello al sottosegretario di Stato Giovanni Legnini, che «deve provvedere ad eliminare le norme in questione o dimettersi dal suo ruolo governativo», perché il Pd «non può continuare a dire una cosa e a fare esattamente l'opposto». Dopo l'allarme lanciato dal Forum Acqua e dalla Confcommercio, anche l’M5S interviene contro il decreto. «Il governo Renzi», affermano i deputati pescaresi Gianluca Vacca e Andrea Colletti, «ha deciso di svendere l'Abruzzo e, in generale, tutta l'Italia alle multinazionali del petrolio». In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, i parlamentari smontano, punto per punto, il provvedimento, per tutto ciò che riguarda la ricerca e la coltivazione di idrocarburi, con le facilitazioni introdotte in materia di procedure autorizzative. Secondo i grillini «si rischia di far diventare l'Abruzzo un distretto petrolifero, perché si sbloccherebbero 19 progetti a cui si potrebbero aggiungere tutte le nuove autorizzazioni che il ministero dello Sviluppo economico rilascerà. Autorizzazioni», sottolineano i deputati, «che avranno una durata di oltre 40 anni: immaginiamo l'Abruzzo tra 20 anni; sarà una regione piena di trivelle. Non è una questione di sviluppo economico e lo dimostra la Basilicata. Trivella», osservano Vacca e Colletti, «equivale a devastazione». «Come se non bastasse», aggiungono i parlamentari, «l'Abruzzo potrebbe vedere la nascita d'inceneritori nel proprio territorio, come già previsto sia nel piano di Del Turco che in quello di Chiodi, e diventare magari il centro d'incenerimento dei rifiuti di mezza Italia, in considerazione soprattutto della sua relativamente scarsa produzione di rifiuti». Se la battaglia annunciata dovesse concludersi con un nulla di fatto e il testo dovesse diventare effettivo, a quel punto, dicono i 5 Stelle, potrebbe essere la Regione a prendere posizione, ricorrendo alla Corte Costituzionale.
Lorenzo Dolce
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