I balneari: proroga di 30 anni

Imprese adriatiche in assemblea a Città Sant’Angelo. «Crollati gli investimenti, servono certezze»
SANT’ANGELO. «Sono troppi anni che queste imprese vivono nell'incertezza. Va fatta una riforma e va fatta subito. C'è un mondo di imprese che hanno una storia e non possiamo cancellarla. Il sistema della balneazione rappresenta una peculiarità italiana». I balneari tornano a lanciare l'allarme sulle possibili e drammatiche conseguenze derivanti dalla tanto contestata direttiva Bolkestein e, dall'Abruzzo, chiedono certezze per un settore che conta, in tutta Italia, 30mila attività e 100mila addetti. L'occasione è quella del convegno “Subito una legge per ridare certezze alle imprese balneari” che, promosso da Sib-Confcommercio e Fiba Confesercenti, si è svolto ieri all'Ibisco di Città Sant'Angelo, alla presenza di centinaia di operatori del settore. Dall'Abruzzo al Molise, dalle Marche all'Emilia Romagna e al Veneto, all'iniziativa hanno preso parte rappresentanti istituzionali e addetti ai lavori di diverse regioni. C'erano, tra gli altri, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e l'assessore regionale molisano Pierpaolo Nagni, oltre a sindaci ed esponenti politici, abruzzesi e non. I balneari tornano a ribadire la necessità di procedere con il cosiddetto doppio binario: immediate evidenze pubbliche per le spiagge ancora libere e una proroga di 30 anni per le imprese già esistenti. «Bisogna trovare una sintesi per risolvere il problema», dice il presidente nazionale del Sib, Riccardo Borgo, «Va fatta subito una riforma d'intesa con Governo, Parlamento, Regioni, Comuni e imprese. Finché avevamo certezze riuscivamo a calcolare l'investimento dei soli stabilimenti balneari in 7-800 milioni di euro, cifra che oggi si è ridotta a 50-60 milioni. L'indotto è in ginocchio». «Abbiamo bisogno di una nuova norma, non siamo disposti a cedere il lavoro che abbiamo fatto fino ad oggi», afferma il presidente nazionale della Fiba-Confesercenti, Vincenzo Lardinelli, «I primi stabilimenti italiani risalgono al 1828 e, con un lungo e duro lavoro, abbiamo creato qualcosa di unico non solo in Europa, ma a livello mondiale». «Vogliamo continuare a fare il nostro lavoro e dobbiamo dare certezza agli investimenti che abbiamo fatto prima», dice Riccardo Padovano, presidente regionale del Sib. «Vogliamo che Regioni e Comuni si attivino per darci una mano, perché se la legge che arriverà sarà pessima, toccherà a loro gestire l'emergenza sul territorio», gli fa eco il presidente della Fiba Abruzzo, Giuseppe Susi. «Per noi», osserva il presidente regionale Sib Emilia Romagna, Simone Battistoni, «la liberalizzazione non è come, ad esempio, per i taxi, per cui le nuove licenze si aggiungono a quelle esistenti. A noi la liberalizzazione toglie l'azienda». «Dobbiamo agire su tre fronti», dice D'Alfonso, «In primo luogo con un' iniziativa politica nazionale all'altezza che guadagni una nuova norma. Poi farò un incontro con il capo delegazione dei Socialisti, Pittella, con il capo delegazione dei Popolari, Tajani, e con il capo delegazione dei Liberaldemocratici al Parlamento europeo, Jakovcic, in modo tale che anche l'Europa superi la sua lontananza rispetto alla questione. Infine vogliamo riordinare e riallineare la volontà di alcune amministrazioni centrali che a volte appaiono sorde e pigre; penso all'Agenzia del Demanio e anche all'Agenzia delle Entrate».
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