I bilanci Asl nel mirino del centrodestra

La Corte dei conti fa pesanti rilievi sui conti 2016. In cima Chieti e L’Aquila (- 25 milioni e 21 milioni). Solo Teramo in attivo
PESCARA . Perdite milionarie non autorizzate dalla Regione, con la possibilità di subirne di ulteriori, mancato rispetto dei tetti di spesa per il personale e per l’assistenza farmaceutica ospedaliera e territoriale, indeguatezza delle misure di controllo dell’appropriatezza prescrittiva. In qualche caso, addirittura, «mancato accertamento, almeno a campione, dell’esistenza fisica dei principali beni materiali».
Non è esattamente un quadro rassicurante quello che viene fuori dai bilanci 2016 delle quattro Asl abruzzesi, delle quali tre in passivo, esaminati dalla sezione di controllo della Corte dei conti abruzzese.
Dati che oggi saranno al centro di una conferenza stampa del consigliere regionale di Forza Italia, da poco rieletto, Mauro Febbo. Numeri certificati l’estate scorsa, quando i giudici contabili di controllo hanno esaminato i bilanci riscontrando una serie di criticità, e che il centrodestra utilizza all’indomani del passaggio di consegne tra i “vecchi” e i nuovi organismi regionali. Un modo per segnalare le carenze del “prima”, oppure, per dire che la situazione ereditata non consente voli pindarici, in quanto alle aspettative di salute degli abruzzesi?
Qualunque sia il motivo, restano le pesanti criticità individuate dalla sezione di controllo della Corte dei conti.
A TERAMO. In un panorama di segni meno, l’unica Asl che nel 2016 ha chiuso in attivo è quella di Teramo, (un milione e 131mila euro), attualmente diretta da Roberto Fagnano (dg uscente) Anche l’azienda teramana, tuttavia, non è esente dai rilievi. I più importanti si riferiscono «al «mancato raggiungimento della riduzione su base annua del 5% del valore complessivo dei contratti in essere per l’acquisto di beni e servizi», al mancato rispetto del limite per la spesa del personale e del superamento del tetta della spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera.
QUI CHIETI. La situazione più preoccupante, dal punto di vista dei bilanci, è quella che riguarda la Asl di Chieti, attualmente diretta dal manager Pasquale Flacco (anch’egli dg uscente) che nel 2016 era alle prese con una perdita di 27 milioni e 760mila euro, ridotta rispetto ai quasi 34 milioni dell’anno precedente. Oltre alla perdita «non autorizzata dalla Regione, ma determinata a posteriori, dovuta ad una gestione caratteristica negativa, in peggioramento rispetto agli esercizi precedenti»; i giudici rilevano che «in merito alle voci di costo riconducibili all’acquisto di servizi non sanitari (utenze, servizi appaltati, manutenzione e riparazione, consulenze e costi), sale la voce consulenze, collaborazioni, interinale e altre prestazioni di lavoro non sanitarie».
ALL’AQUILA. Profondo rosso, nel bilancio 2016, anche per la Asl dell’Aquila, che solo da maggio dello stesso anno è diretta da Rinaldo Tordera (contratto in scadenza) Prima di lui c’era Giancarlo Silveri. L’azienda, come certifica la Corte dei conti, all’epoca, era alle prese con una perdita di esercizio pari a 21 milioni e 599mila euro. Nel 2015 la perdita era di poco meno di due milioni. A pesare, scrivono i giudici, anche la «parziale attendibilità dei dati espressi in bilancio in merito alla riconciliazione dei debiti e dei crediti, con particolare riferimento anche a quelli maturati rispettivamente nel periodo 1999-2005 e 2003-2005». Oltre al superamento dei tetti di spesa farmaceutica e del personale precario.
A PESCARA. La Asl di Pescara, attualmente diretta da Armando Mancini, (e anch’egli uscente), chiudeva il bilancio 2016 con una perdita d’esercizio pari a 14 milioni e 264mila euro. Veniva da una perdita, riferita all’anno precedente, di oltre 30 milioni. Anche in questo caso, i rilievi sono analoghi a quelli mossi nei confronti delle altre Asl, ma qui si aggiunge il «mancato accertamento, almeno a campione, dell’esistenza fisica dei principali beni materiali». Attualmente è in corso l’istruttoria per l’esame dei bilanci del 2017.

