I giudici sbloccano i lavori alla Fortezza

10 Aprile 2019

Civitella del Tronto diventa un caso: la Regione vince al Consiglio di Stato contro gli ingegneri sui costi (ridotti) del progetto

PESCARA . Possono ripartire i lavori di recupero della Fortezza Borbonica di Civitella del Tronto finanziati con i fondi Masterplan.
A sbloccarli, è la sentenza del Consiglio di Stato che ha riconosciuto legittimo l’operato della Regione, che aveva stabilito un limite al compenso da corrispondere ai progettisti. In particolare, a decidere è stata la quinta sezione, che ha accolto il ricorso presentato dalla Regione Abruzzo (rappresentata dagli avvocati Vincenzo Cerulli Irelli e Stefania Valeri), contro l’Ordine degli ingegneri e l’Ordine degli architetti della provincia di Teramo. La vicenda è quella della manutenzione e restauro della Fortezza Borbonica di Civitella del Tronto, una delle testimonianze di ingegneria militare più grandi e importanti d'Europa, che già ha visto un passaggio davanti alla giustizia amministrativa. In primo grado, però, il Tar Abruzzo aveva dato ragione agli ingegneri, ma il Consiglio di Stato ha ribaltato completamente la decisione.
LA STORIA. È il 2015, e la Regione guidata dall’allora presidente Luciano D’Alfonso ottiene un finanziamento statale dal Fondo per lo sviluppo e la coesione da impegnare per interventi di recupero di beni pubblici. Il responsabile del piano regionale di attuazione, in una nota evidenzia la necessità «di destinare una quota limitata delle somme stanziate al finanziamento delle cosiddette spese tecniche», che comprendono anche le spese di progettazione. L’obiettivo è quello di razionalizzare l’uso delle risorse.
I COMPENSI. Il presidente, dando seguito a questa indicazione, stabilisce che il compenso da attribuire ai professionisti incaricati delle attività accessorie deve essere compreso tra il 6% e l’8%, in base alla complessità dell’intervento. Il 10 novembre del 2016 la Regione sottoscrive l’intesa con il comune di Civitella del Tronto che a sua volta, a giugno del 2017, approva il progetto di fattibilità tecnica ed economica dei lavori per un costo complessivo di due milioni e 850mila euro. Nell’importo sono previsti 228mila euro per i corrispettivi dei professionisti, determinati applicando la percentuale dell’8% del costo complessivo dell’opera.
IL RICORSO. A settembre il comune pubblica il bando ma l’Ordine degli ingegneri e l’Ordine degli architetti avanzano ricorso al Tar sostenendo che le amministrazioni pubbliche nel determinare i compensi spettanti ai professionisti devono applicare le tabelle ministeriali stabilite nel decreto Giustizia. La stessa soglia dell’8%, sostengono, a loro avviso è stata fissata senza che fosse stata fornita alcuna motivazione logica. Il Tar accoglie il ricorso, ma la Regione si appella al Consiglio di Stato.
LA SENTENZA. I giudici di Palazzo Spada, non condividono le motivazioni dei colleghi di primo grado.
«Nelle varie determinazioni adottate dagli organi regionali», scrivono, «non vi è affatto l’elaborazione di nuovi parametri per l’individuazione dei compensi professionali, ma solamente la determinazione, del tutto legittima, della quota da destinare alle attività accessorie alla realizzazione dell’opera». Una scelta, sottolineano i giudici, «giustificata dall’interno di realizzare il maggior numero di interventi possibili, senza, peraltro, comprimere in maniera eccessiva i corrispettivi dovuti ai professionisti».
Le spese sono state compensate.