«I nostri vigneti distrutti dalla gelata fuori stagione»

I produttori dell’Aquilano contano i danni e chiedono aiuto alla Regione Notte da tregenda: qualcuno ha provato a salvare le viti bruciando le balle di fieno
PESCARA. Qualcuno lo aveva intuito, chi ha potuto si è attrezzato per contenere i danni, ma i viticoltori stanno agli umori del cielo che nella notte tra lunedì e martedì scorso erano pessimi. Tutti i vigneti della provincia dell'Aquila sono rimasti irretiti sotto alla peggiore gelata degli ultimi vent'anni, con temperature che hanno toccato i -5 gradi, restando sotto lo 0 per sette ore. Sono vigne di montagna certo, tenaci, ma notevolmente colpite in un momento fisiologico delicato, dopo che il clima caldo dei giorni scorsi ne aveva favorito la vegetazione.
Il tam-tam con la conta dei danni è scivolato rapido tra i vignaioli, testimoni di una disavventura atmosferica che può costare o solo compromettere largamente il raccolto - di questa e addirittura della futura vendemmia - ad una delle zone più vocate per la produzione di uva, da cui nascono vini carichi di territorialità e apprezzati dal mercato.
Tanto incisivo è stato il gelo sulle viti che ieri anche l'assessore regionale alle Politiche agricole Dino Pepe ha effettuato sopralluoghi in alcune zone della provincia aquilana, partecipando a un incontro promosso da Coldiretti a Capestrano con i produttori e i loro rappresentanti. «È stata una riunione positiva e costruttiva, con una presenza cospicua di imprenditori agricoli della valle del Tirino, della valle Peligna e della altre zone interessate» commenta Luigi Cataldi Madonna di Ofena, «ho notato una bella unione tra i produttori aquilani e un appoggio totale da parte dell'assessore Pepe. Ora bisogna trovare le soluzioni, agevolazioni fiscali, sgravi contributivi, blocco dei mutui per le aziende perché oggettivamente è stata una gelata devastante».
Stesso malumore, e stessa soddisfazione per la reazione di gruppo, anche per Alice Pietrantonj, produttrice a Vittorito: «Ci siamo riuniti spontaneamente per trovare una via d'uscita comune non solo tra viticoltori ma anche con altri agricoltori e allevatori perché la gelata ha interessato un po' tutte le colture, dai piccoli ai grandi proprietari. La situazione è grave, ma la capacità di ripresa della vite è grande. Certo dipende da tanti fattori, zona, età del vigneto, impostazione della potatura, andamento climatico, ma siamo convinti che ce la faremo».
C'è chi si è attrezzato per contenere i danni, come Riccardo Gentile che ha provato a salvare i suoi vigneti di Ofena con delle balle di fieno a cui ha dato fuoco durante la notte più lunga dei vignaioli aquilani dopo quella del 6 aprile 2009: «Ci ho provato, ma non c'è stato niente da fare, le temperature sono rimaste sotto lo zero dalle 23,30 alle 6,30. Il Pecorino è compromesso, il Montepulciano può lasciare qualche minima speranza positiva, ma qualcuno quantifica i danni sulla produzione nell'80% per la vendemmia 2016 e nel 40% per il 2017».
Anche per Ottaviano Pasquale, dell'azienda Praesidium di Prezza, si è di fronte a un disastro: «Mio padre non ricorda una gelata così, in quota ci siamo sempre salvati rispetto alle proprietà più a valle. Di Trebbiano non raccoglierò neanche un grappolo, mentre sul Montepulciano posso avere qualche speranza ma è davvero dura, ci sarà il doppio del lavoro da fare e senza raccogliere niente».
Non bisogna disperare, però, secondo Mimmo Pasetti, produttore a Capestrano e presidente di Coldiretti Abruzzo: «Siamo senz'altro in difficoltà, ma non possiamo permetterci di perdere neanche una minima parte di produzione, sto mettendo in atto tutte le operazioni possibili per far ripartire queste piante, ci sono ampi margini di manovra e se aiutati da un clima clemente, avremo i nostri frutti».
I vignaioli aquilani si sono rimessi già a lavoro, sosterranno costi straordinari per portare a produzione ottimale le vigne questo e il prossimo anno, raccogliendo poco e in certi casi nulla. E le assicurazioni, come spiegano, in questi casi non risultano adeguate a coprire i danni. anche per questo hanno fatto squadra rivolgendosi alla Regione.
C'è chi la chiama calamità naturale e chi evento eccezionale, fra l'altro in zone svantaggiate di viticoltura a tratti eroica, ma tutti attendono una risposta dalle istituzioni. E l'assessore Pepe sembra essere completamente d'accordo con loro.
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