I precari vincono contro la Regione

2 Febbraio 2016

L’ente condannato a pagare circa un milione e mezzo di arretrati

L’AQUILA. Erano stati chiamati in Regione come Co.co.pro, lavoratori a progetto, ma alla fine avevano assunto mansioni di normali impiegati regionali spesso con una funzione superiore al progetto per il quale erano stati assunti e con stipendi inferiori. Alla scadenza del contratto, circa quattro anni fa (governava la giunta di centrodestra) una parte dei precari venne reimpiegata in altri settori, un’altra parte, circa 60, venne mandata a casa. Da qui il ricorso al giudice del lavoro.

In primo grado il giudice ha riconosciuto le ragioni dei precari condannando la Regione non all’assunzione ma al pagamento della quota di salario non corrisposto.

La Regione ha fatto ricorso ma il 21 gennaio la Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado. Il conto per l’ente potrebbe aggirarsi tra il milione e il milione e mezzo. Per ognuno dei ricorrenti il calcolo sarà però diverso e non sarà semplice. Per ognuno dovranno essere riconosciute le differenze di stipendio in base alle funzioni svolte, poi ci sarà da definire tutta la partita del salario accessorio, dei premi di produttività, delle ferie non godute. In sostanza i ricorrenti dovranno essere rimborsati dalla Regione come se nel periodo considerato fossero stati a pieno titolo dipendenti dell’ente. Le somme andranno da poche migliaia di euro a un massimo di 30-40 mila euro ciascuno.

L’aspetto politicamente interessante di tutta questa vicenda è che la maggioranza al governo che si trova oggi a dover fare i conti con la sentenza (nel vero senso del termine, in moneta sonante) è la stessa che 4 anni fa dai banchi della minoranza incoraggiò e indirizzò i ricorsi.

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